Il “piano strategico” di Confindustria: una minaccia per Palermo?

Il 14 novembre scorso, Confindustria Palermo presentava in pompa magna, al teatro Politeama, il suo “Master Plan Strategico” per lo “Sviluppo di Palermo”.

Forse non è inutile chiarire cosa sia, in urbanistica, un “piano strategico”. Si tratta di piani che non hanno valore normativo e regolativo (come invece i piani regolatori) ma che si realizzano per produrre una “vision” concordata tra gli “attori” dello sviluppo urbano (le amministrazioni, gli attori economici e sociali, i cittadini come singoli o come gruppi organizzati).

Il piano di Confindustria, invece, è un progetto redatto da un gruppo di architetti genovesi che nemmeno han ritenuto di recarsi in sopralluogo nelle aree interessate dal progetto. Il Master Plan parte da una analisi poetica ma fantasiosa della città per arrivare a proporre 9 progetti giudicati “strategici” per la città.

Innanzitutto, è paradossale che Confindustria Palermo, che pure aveva firmato il protocollo di intesa con il Comune di Palermo per il Piano Strategico palermitano (si, un paio d’anni fa il Comune ha prodotto un fantomatico Piano Strategico) ritenga di produrre un nuovo piano proprio che, tra l’altro, non ha niente a che vedere con quello già sottoscritto.

In secondo luogo, il piano è un progetto grossolano e sballato, che spesso nemmeno tiene conto di fatti fondamentali. Alcuni dei 9 progetti proposti, soprattutto, non sono altro che operazioni di mera speculazione edilizia. Qualche esempio:

  • il progetto 5, per l’Ucciardone, prevede la realizzazione di un museo in un carcere del quale non è prevista la dismissione;
  • il progetto 6, nel vuoto tra via Dante e via Paternostro, vicino piazza Castelnuovo, “trascura” la presenza nell’area di un importante palazzo storico, prevedendone l’abbattimento;
  • il progetto 8, su quelli che oggi sono i Cantieri Culturali della Zisa, prevede la demolizione di alcuni splendidi capannoni già ristrutturati definiti come “manufatti privi di valore”;
  • il progetto 9 prevede la edificazione di un edificio per eventi nell’area di quel Parco Uditore realizzato grazie alla mobilitazione di migliaia di palermitani.

Il progetto più rilevante è il numero 1, accompagnato, nella presentazione al Politeama, da un roboante video è quello per il nuovo stadio del Palermo Calcio. Si tratta, in realtà, di una gigantesca operazione edilizia che prevede la realizzazione dello stadio al posto di una infrastruttura pubblica (il Velodromo strumentalmente abbandonato negli anni dell’amministrazione Cammarata), e la realizzazione di 700 appartamenti su terreni agricoli, alcuni dei quali confiscati alla mafia.

Si tratterebbe dell’ennesimo spreco di suolo libero nell’area dello Zen, già martoriata da un decennio di edificazioni speculatorie, prima fra tutti il Centro Commerciale di proprietà di Maurizio Zamparini, realizzato in un’area verde che doveva essere il Centro della Municipalità.

I pochi spunti interessanti sembrano essere i progetti per la Fiera del Mediterraneo e per il mercato ortofrutticolo.

In sintesi, il “master plan” di Confindustria Palermo risulta essere tutto fuorché un piano strategico. I progetti proposti sono, in larga parte deficitari nell’impostazione e nella lettura del contesto, in larga parte mere operazioni immobiliari dannose per il territorio palermitano già gravato da eccessiva edificazione.
In fase di redazione del prossimo Piano Regolatore (nei prossimi anni) sarà necessario tenere conto delle proposte di investimenti privati, ma sarà necessario che queste siano integrate in una pianificazione complessiva della città.

Soprattutto, Palermo non può più permettersi di perdere aree verdi e beni pubblici.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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