I tempi ed i luoghi del cambiamento

Ritorno al blog dopo alcuni giorni di assenza, giorni segnati dall’improvvisa morte di mio padre, Alberto.
Ritorno al blog consigliandovi una lettura, l’ultimo libro di mio padre. Il libro si chiama “I tempi ed i luoghi del cambiamento: Lo sviluppo locale nel Mezzogiorno d’Italia“.

Sono sinceramente convinto che questo lavoro contenga alcune riflessioni fondamentali per chi voglia, nella politica o nella società, perseguire il “cambiamento” in questa terra. Questo libro dimostra, al di là di ogni dubbio, che, negli anni ’90, la Sicilia è riuscita a perseguire processi di sviluppo economico che ne stavano riducendo il gap con il resto d’Italia. Negli anni ’90, la Sicilia stava cambiando. Poi, si è deciso di interrompere il cambiamento. Gli anni ’90, sia a livello nazionale – con i governi Amato, Ciampi, Prodi – che a livello locale – la “stagione” dei sindaci – possono essere a buon titolo raccontati come gli anni della “sinistra”, in Italia ed in Sicilia. E sono stati anni di crescita del paese, economica, culturale, sociale.
Il punto è che serve ricercare i tempi, i luoghi, le cause, gli attori che il “cambiamento” hanno promosso e portato avanti per smentire il comune luogo della “impossibilità” al cambiamento che troppo spesso è usato come alibi per giustificare l’assenza di impegno. Solo così, cercando nell’inferno quello che inferno non è, come avrebbe detto Calvino, il cambiamento si può ricercare, ottenere.

Lasciatemi chiudere con una citazione delle conclusioni del libro:

 Ogni anno il 23 maggio e il 19 luglio si commemorano i due giudici, gli uomini della scorta uccisi con loro e insieme si ricordano e commemorano tutte le “vittime” della lotta alla criminalità organizzata. Ed è giusto che ciò si faccia, e che si piangano le “vittime” che hanno combattuto per la legalità e che sono morte nell’adempimento del loro dovere. Ma, mi domando e domando: perché Falcone e Borsellino sono commemorati solo come “vittime” della mafia e non anche ricordati come “vincitori”, come coloro che hanno distrutto il monopolio del traffico di eroina di Cosa Nostra, e come coloro che insieme agli altri giudici uccisi – Chinnici, Costa e gli altri – ed a quelli non uccisi, hanno costruito un metodo e hanno operato con efficacia “vincendo” e mostrando che Cosa Nostra potrebbe essere definitivamente distrutta?
[…]
Ricordare la vittoria […] è “memoria del futuro”, perché è progetto: se Cosa Nostra è stata sconfitta su un terreno importante e delicatissimo, in tempi ragionevoli, e con strumenti assolutamente ordinari, è possibile vincere ancora, ed ancora, fino alla scomparsa del fenomeno criminale. Ricordare la vittoria, il metodo e i risultati di Giovanni Falcone e di paolo Borsellino, e degli altri tutti che con loro hanno operato, significa progettare un futuro senza Cosa Nostra”.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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16 risposte a I tempi ed i luoghi del cambiamento

  1. @serenatudisco ha detto:

    Avevo letto nella rete della morte improvvisa di Alberto Tulumello ma non sapevo fosse tuo padre, realmente, non ci conosciamo.
    Ti porgo le mie condoglianze, sperando che in queste parole tu possa cogliere la mia delicatezza nell’esprimerle.
    Il pezzo del libro che hai citato in questo post è molto bello, speriamo che un cambiamento ci sia, presto.

  2. gilda arcuri ha detto:

    sei bravo, hai scelto un modo perfetto per parlare di alberto, attraverso quello che lui ha pensato e scritto e che è molto acuto e condivisibile

  3. Giancarlo Minaldi ha detto:

    Caro Simone, ho conosciuto tuo padre da studente negli anni novanta, seguendo le sue lezioni di sociologia economica e studiando con grande passione i testi. Ricordo ancora distintamente quel ciclo di lezioni, perché sin dall’inizio io e tuo padre avviammo un confronto molto acceso sulle vie del cambiamento. All’epoca ero un giovane e appassionato militante di Rifondazione e, come immaginerai, il nostro dialogo fu davvero denso e vivace. Avevamo ovviamente idee alquanto diverse, ma ciò che mi colpì fu lo spazio che mi consentì e, da allora, mi accordò una amicizia di cui sono sempre stato fierissimo. Tuo padre era infatti uno splendido intellettuale, perché in grado di appassionarsi fino allo scontro, ma rimanendo sempre disponibile al dialogo e, soprattutto, qualità rarissima che tu hai ricordato mercoledì, pronto a cambiare idea di fronte ad argomenti convincenti. Io poi ho seguito un percorso diverso, ho svolto un dottorato in scienza politica e adesso insegno alla Kore, ma non ci siamo mai persi di vista. L’unico rimpianto che ho è quello di non aver fatto in tempo a regalargli una copia del mio libro di cui abbiamo parlato tante volte. Avevo visto il tuo nome nella lista rossoverde e subito avevo chiesto a Claudio Riolo se fossi il figlio di Alberto, poi ci siamo incrociati più volte su FB, fino alla tragedia. Ti auguro tutto il bene del mondo e di lavorare ancora insieme con la stessa passione e intensità per avviare finalmente un vero cambiamento anche a Palermo.

  4. Maria Cristina Conigliaro ha detto:

    Sono stata allieva di Alberto all’ Esis negli anni 80, ci incontravamo sempre in giro ed era sempre un piacere rivederlo mi mancherà il suo sorriso.

    Un affettuoso abbraccio ad Enza .

  5. maria conti ha detto:

    io ho assistito all’ultima lezione del 19/04/2012 nella quale avevamo realizzato delle proposte da presentare a Barca……………la cosa che nn dimenticherò mai è il suo motto “….quando vi incazzate………..?”:-(

  6. matteo richiusa ha detto:

    Salve, mi chiamo Matteo ed ho presentato la tesi di laurea con tuo padre nel 2002, vi esprimo il mio profondo cordoglio,solo oggi ho appreso della sua improvvisa scomparsa. Mi ha rattristato tantissimo. L’ho incontrato una sera che doveva andare a cena con degli ospiti accademici poco prima delle elezioni amministrative, dopo un minuto mi esponeva già le sue idee, le sue teorie, le sue convinzioni e in seguito con qualche battuta divertente chiudeva la conversazione, orgoglioso della sua vecchia auto “ammaccatella” ma ancora con molti km. da percorrere…Mi piace ricordarlo quando ci incontravamo da Mario il fruttivendolo…con le sue buste della spesa, alla ricerca di un aglio o di un sedano, perchè doveva preparare qualche piatto particolare…E come dimenticare il suo ricevermi a casa per leggere parte della tesi col grembiule da cuoco e il mestolo in mano….i commenti alle parti da rivedere….e il suo fare cordiale ed informale….Era caparbio nelle sue convinzioni accademiche e coinvolgente durante le lezioni accademiche….sempre speranzoso e fiducioso verso il futuro e sulla capacità di cambiare le cose con piccoli gesti quotidiani che tutti possiamo compiere.
    Lo voglio ricordare come un ottimo professore….ed una splendida persona…speciale nella sua normalità, una persona a cui era facile voler bene.

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