Dopo le regionali, da Lisbona

Ci ho messo un po’ a scrivere questo post. Quando son partito, avevo avvisato che, realisticamente, non avrei aggiornato il blog, in questa settimana. Non tanto perché è il tempo che mi manchi, in questo strano viaggio, che è un po’ vacanza e un po’ (soprattutto) preparazione al prossimo futuro. Anzi, ne ho avuto parecchio per leggere e riflettere. Sarà che mentre sto qui a preparare i documenti per la mia prossima vita portoghese (e da gennaio questo blog sarà un blog da Lisbona, su Palermo, ma non solo) ho preferito reagire in maniera ragionata agli accadimenti prodotti dal voto siciliano. A caldo, avrei probabilmente sfogato la mia rabbia e poco più. Oggi, forse, riesco a parlare in maniera più precisa.

Un po’ di riflessioni, quindi, in ordine abbastanza sparso.

Queste elezioni non le ha vinte nessuno. Un presidente eletto con il voto del 15% degli elettori potrà forse governare, non certo rappresentare. Similmente, la sua “maggioranza”, rappresenta un siciliano su 6/7. Se consideriamo che lo scorso presidente fu scelto dal 60 e rotti dei votanti, ovvero quasi il 40% degli elettori, la differenza è devastante.

Anzi, queste elezioni le vince Raffaele Lombardo, poiché a governare (se governeranno) saranno i partiti che lo hanno sostenuto negli ultimi 2 anni, sicuramente PD e UDC e, probabilmente, MPA e Grande Sud. Il presidente sostiene che non si apparenterà, e possiamo anche credergli, ma per mandare avanti i suoi progetti, non potrà che chiedere il voto della maggioranza che Lombardo ha avuto negli ultimi 2 anni (e, quindi, del figlio di Lombardo). Da questo punto di vista, la carta Micciché è stato un capolavoro strategico di grande spessore.

Vince Grillo, sicuramente. Il 50% non ha votato e il 10% (il 20% dei votanti) ha votato M5S. Impressionante è il fatto che il M5S porta in assemblea una miriade di signori nessuno. Ad esempio, nella provincia di Palermo, su 70.000 voti, appena 32.000 esprimevano una preferenza. Dato ancor più rilevante nelle provincie dove non era candidato Cancelleri che a Palermo ha preso 1/3 delle preferenze. Dimostrazione che almeno metà dei votanti del M5S nemmeno conoscono i candidati. Forse c’è chi pensa che dopo la nuotata, Grillo andrà a votare i provvedimenti in Assemblea…

Giovanna Marano, pur essendo un eccellente candidata, va malissimo e prende ancor meno del poco che raccolgono i suoi partiti. In parte l’affaire Fava ha influito (e complimenti alle menti raffinatissime che lo han orchestrato, chiunque siano), ma fino a un certo punto. Sicuramente lo strappo di Orlando a Palermo ridimensiona il suo significato, evidentemente il consenso ricevuto dal sindaco era esclusivamente personale e non politico. Diciamocelo, ai siciliani va bene quel che c’è, in fondo, visto che i partiti di chi ha governato negli ultimi 12 anni prendono il 70% dei voti e che chi non è andato a votare sapeva che così sarebbe finita: l’unico schieramento che presentava un’offerta politica alternativa a quella di Lombardo e compagnia bella, ha ricevuto il consenso del 3% dei siciliani. Amen.

Il PD… Il PD. Ha ragione Cracolici quando dice che il suo più grande successo è stato spezzettare la destra? Forse, i dati così sembrano dire (ma poi dovremmo discutere di quanto sia “merito” di Cracolici). Sicuramente riesce nell’impresa di cancellare il centrosinistra (nonostante la “vittoria”). Se prendiamo i voti di Giovanna Marano e sommiamo quelli di Crocetta meno quelli dell’UDC (voto disgiunto non se n’è visto quasi), fanno mezzo milione. L’ultima volta che il centrosinistra aveva espresso un progetto serio ed unitario, nel 2006, nonostante la guerra del PD (che non diede un solo euro per quella campagna elettorale), Rita Borsellino superò il milione di voti. Più del doppio. Certo, vinse Cuffaro mentre oggi “vince” Crocetta.

Vince ma è debitore, per quasi metà, dei voti dell’UDC: il partito più retrogrado d’Italia a riguardo dei diritti civili, il partito che ha espresso il primo presidente di una regione italiana mai condannato per mafia (partito che per il PD è “decuffarizzato” anche se candida il braccio destro di Cuffaro).

Vince un partito “di centrosinistra” ma in un progetto che elimina il centrosinistra. Son tempi confusi e lo sappiamo.

Auguri al presidente meno rappresentante della storia della Sicilia, insomma. Auguri ai Siciliani, a chi non ha votato e a chi ha votato per la totale continuità con gli ultimi anni. Io, intanto, per tre anni vado via. Auguri a me e a chi spera, un giorno, di poter tornare.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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