Un’Italia progressista per cambiare l’Europa

C’è un tema che in questa campagna elettorale è largamente assente. Si chiama Europa.

L’unico a parlarne esplicitamente, ahinoi, sembra essere Beppe Grillo, la pericolosità del cui qualunquismo raggiunge forse l’apice massimo proprio nella pretesa di uscire dall’Euro (che significherebbe condannare l’Italia ad un futuro da paesello annaspante tra secondo e terzo mondo con progressiva de-democratizzazione, che Grillo lo volesse o meno). Ma a Grillo, dell’Europa, non credo freghi molto, preso com’è a cercare qualsiasi tema che possa eccitare la pancia del paese.

Berlusconi, dopo qualche sparata anti-Euro, ha preferito sorvolare, probabilmente capendo che è un tema che, alla fine, non ha presa (che so, come la può avere “vi restituirò l’IMU e l’ICi fino al 1992…).

Chi ne parla meno, ahimé, sono i due unici schieramenti che hanno una posizione seria, a riguardo. Che sono lo schieramento di centro-destra guidato dal presidente Monti e il centro-sinistra. Che, sostanzialmente, hanno rispettivamente le posizioni del PPE e del PS europei. E che hanno, forse, timore ad usare un argomento che, però, è tra i più importanti per il nostro futuro prossimo.

Che la crisi europea sia da addebitarsi soprattutto ai centro-destra popolari e liberisti, è ormai evidente a tutti: il buco in cui stiamo nasce negli anni ’70 e ’80 con la signora Thacher, si prepara con il turbocapitalismo promosso dal New Labour di Blur che ha interiorizzato la politica economica di destra cancellando il centro-sinistra in Inghilterra e si concretizza nell’Europa dei Sarkozy, Merkel, Berlusconi, Barroso.

Come da tutte le crisi precedenti, l’Europa può uscirne solo guardando agli schieramenti progressisti. E, in questi, gli Italiani hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nei momenti cruciali. Basti fare il nome di Altiero Spinelli, tra coloro che hanno guidato l’Europa nel suo processo di costituzione. O quello di Romano Prodi che ha tirato fuori l’Europa da uno stallo decennale portandola, al passaggio del millennio, a fare salti avanti decisivi verso la non ancora compiuta democratizzazione.

Oggi l’Europa, per uscire dalla crisi, ha bisogno di un ulteriore salto: di dare più potere al parlamento e meno al Consiglio d’Europa strozzato di volta in volta dai presidenti in campagna elettorale nel loro paese, come la Merkel da un anno a questa parte; di aumentare il bilancio (invece di ridurlo come vuole il Consiglio e contrasta il Parlamento) per affrontare in maniera radicale i problemi economici delle aree periferiche; di potenziare il rapporto tra Bruxelles e tutte le regioni d’Europa.

Per fare questo c’è bisogno di un’Europa progressista, come racconta la storia. Un presidente del consiglio Italiano progressista può cambiare la storia dei prossimi 10 anni. E andare serenamente verso le elezioni parlamentari europee, probabilmente le più importanti di sempre per la storia di questo continente.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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