(psico)analisi logica del voto

La analisi del voto, dice uno. La psicoanalisi, al massimo. Più appropriatamente analisi logica (nel senso di quella delle medie) del voto.

Provo a riassumere: c’erano due coalizioni politiche e due coalizioni basate su promesse folli e irrealizzabili (oltre che su sciovinismi, razzismi e malpancismi vari). A me pare evidente che, tra questi due blocchi (rispettivamente Bersani/Monti e Berlusconi/Grillo) non ci fosse possibilità alcuna di travaso di voti, che che se ne dica. Perché il livello di dibattito non è lo stesso. Per dire, ad un Bersani e un Monti che discutono, da posizioni diverse, di futuro del lavoro, di macro-economia, di diritti civili, il duo Berlusconi/Grillo risponde con “vi restituirò l’IMU di tasca mia” e “vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo”. Per dire, uno può anche provare a spiegare che, no L’IMU non ve la può restituire (e se lo fa è peggio) o che il programma di Grillo al 95% sta in quello del PCI dagli anni ’80 e che in più c’è solo il “Romeni fuori” e il “vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo”: ma non serve, non in questi termini.

C’è un terzo degli elettori che voterebbe Berlusconi pure se lo vedesse ammazzare una vecchietta a sprangate e un quarto che vota chi gli fa la sparata più grossa (a questo giro la sparata è “vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo”). E, tendenzialmente, questa è gente che ai sondaggi non risponde, o se risponde se ne vergogna (quando dico la “psicoanalisi” del voto, mi riferisco anche a questo).

Ora, possiamo pure stare a dibattere per mesi sul fatto che la campagna di Bersani è stata un fiasco, dopo le straordinarie primarie, l’ho scritto pure io che si è parlato troppo di Monti e poco di lavoro. Possiamo anche accettare che SEL, oltre Vendola, non riesca a farsi partito (e questo spiega il 3% di SEL, per l’appunto). Possiamo anche riconoscere che Monti ha sbagliato clamorosamente ad allearsi con Fini e Casini e che, da solo, avrebbe probabilmente preso parecchio di più. Ma questi sono conti che riguardano quel 40/45% degli Italiani che, ancora, vota con in mente una idea di paese e di futuro. Quelli che guardano ai fatti, invece che alle panzane: che guardano alle città amministrate dai sindaci di centrosinistra, che guardano alle regioni amministrate dal centrosinistra (per dire, il fatto che arrivino sempre prima i voti delle regioni rosse, basta da solo a comprendere la totale differenza di cultura istituzionale tra il centrosinistra e gli altri), che guarda alla storia d’Italia e a come è stato il centrosinistra a salvarla nei primi anni ’90 dalla forza militare della mafia, alla fine degli anni ’90 dall’uscita dall’Europa, in pochi pezzi degli anni 2000 dai disastri di Berlusconi, che guarda a Monti e come abbia salvato, questa volta da destra, l’Italia ancora una volta (non che mi piaccia come l’ha fatto ma, sti cazzi, l’ha fatto).

C’è un Italia che guarda i fatti e un Italia che non li conosce e si imbottisce di sparate, che provengano dal Tg4 o dai video di Grillo. Non è un caso se, al contrario, gli elettori all’estero hanno votato con il 60% circa per le due coalizioni europeiste.

Il problema non è più di cultura politica, ma di strutture logiche, di analisi logica dei fatti e di (psico)analisi logica del voto. Queste elezioni segnano un sorpasso, quello del voto surreale sul voto e basta: non era mai successo, perché Berlusconi non aveva mai superato il 50%. Insomma, non è il centrosinistra o Monti ad aver perso, sono le scuole medie che l’analisi logica dovrebbero insegnare.

E, no, non sarà facile ricostruire una base di dialogo politico in un paese che, nella sua maggioranza, vota senza accendere il cervello.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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