Contro la semplificazione

La lunghezza media dei post di questo blog è aumentata, dal giorno delle elezioni. Tre post non fanno statistica, ma da quel giorno, ho difficoltà a lanciare concetti: sento il bisogno di argomentare e decostruire (e in un caso ho proprio parlato di argomentazione e decostruzione). Ed è una reazione: nella valanga elettorale che sta precipitando, la semplificazione è stata la cifra. Quella di Berlusconi: 8 punti, nessun programma e 30% dei voti. Quella di Grillo: vaffanculo, siete degli zombi, un programma che è il 30% di un vero programma e 25% di voti.

Chi ha provato ad argomentare, è stato distrutto. Monti, un programma serio e complesso (che non condivido, ma è serio e complesso) e il 10% di voti. Il centrosinistra, dato per vincitore, che ha argomentato (ma male, provate a leggere la carta di intenti, né abbastanza semplice per convincere, non abbastanza complessa per chiarire) e si è fatto trascinare nel vortice “Monti si / Monti no”: finendo per perdere vincendo.

Oggi, in Portogallo, sono scese in piazza oltre un milione di persone, 500 mila a Lisbona, altrettante a Porto, altre manifestazioni enormi a Coimbra, Faro, Braga. Un paese di 10 milioni di abitanti, il Portogallo. Un portoghese su dieci oggi ha camminato. L’organizzazione di quella che, probabilmente, è la più grande manifestazione della storia democratica del paese (per capirci è come se 6 milioni di persone avessero manifestato in Italia) è dovuta ad un network di gruppi indipendenti e nati negli ultimi anni, auto-organizzati. Il messaggio “que se lixe a troika” è semplice: via dal paese FMI, Banca Europea e Commissione e le loro misure di austerità. Via il governo. E’ una richiesta “semplice”. Ma richiede soluzioni complesse, e analisi complesse. E il popolo portoghese lo sa. E nessuno si affiderebbe al messaggio semplice di techno-guru o vecchi priapici. Perché è semplice il bisogno, ma non la soluzione.

E, a proposito di complessità e argomentazione. Chi volesse ragionare meglio, potrebbe leggere questo lungo articolo di Casarrubea e questo lunghissimo pezzo di Wu Ming.

Il tema? Semplice! Grillo. E la sua semplificazione. Che può essere affrontata e decostruita solamente complessificando e argomentando. Perché Grillo pesca in un problema semplice, il disagio sociale italiano (quello che porta in piazza i Portoghesi), e, offrendo una soluzione semplice (fuori i partiti, ci pensiamo noi, voi state al PC che ve lo daremo gratis), evidentemente non aspira a risolverlo ma, più probabilmente, a ottenerne vantaggi (come quelli derivanti dai profitti del libro di Grillo pubblicizzato sul sito di Grillo che è anche il sito del movimento e venduto da quell’Amazon che usa squadracce para-naziste per controllare i lavoratori, per dire).

Il problema è che semplificando, convinci la gente che la soluzione sia semplice. Che basti cancellare i partiti, ad esempio. Che non è LA soluzione (e nemmeno un pezzo della soluzione). Riporto, in appendice a questo post, 8 punti di Wu Ming (sempre dallo stesso articolo), sulla distinzione “sinistra” “destra” che i semplificatori come Grillo aborriscono. Perché è in questa distinzione, e nelle sue contraddizioni che sta la loro contraddizione. Quella di appartenere al sistema dicendo di volerlo sovvertire.

1. «Destra» e «sinistra» sono due metafore spaziali convenzionali, derivate dalla disposizione dei posti alla Convenzione rivoluzionaria del 1789;

2. le due metafore da tempo hanno trasceso il loro significato letterale e sono arrivate a indicare due polarità entro le quali oscillano il discorso e l’agire politico e sociale;

3. in corrispondenza di queste polarità troviamo due schemi mentali di base, basati su due frame narrativi profondi che abbiamo descritto idealtipicamente (nella realtà tutto è più spurio);

4. a differenziare questi schemi mentali è l’approccio verso il conflitto sociale: per la sinistra è intrinseco al corpo sociale, per la destra è estrinseco; per la sinistra è parte ineludibile del funzionamento della società, per la destra ne è una «perturbazione», una stortura;

5. di conseguenza, nella narrazione «di sinistra» si individua il nemico all’interno delle relazioni sociali esistenti, mentre in quella «di destra» si nega di essere inevitabilmente in relazione col nemico e quindi lo si individua in base a una misteriosa «essenza» inassimilabile: il nemico è diverso, è il portatore della perturbazione di cui sopra.

6. solo dopo tutto questo si può parlare di schieramenti politici, perché gli schieramenti politici si formano su queste basi; non è nemmeno detto che si formino, e non per questo scomparirebbero le due polarità del discorso appena descritte; semplicemente, non troverebbero rappresentanza politica, o ne troverebbero pochissima (è quello che accade da anni alla mentalità «di sinistra» in Europa e negli USA).

7. E’ un grave errore confondere la crisi degli schieramenti politici corrispondenti alle due metafore spaziali «destra» e «sinistra» con la fine delle due polarità di discorso e dei due approcci al conflitto che le metafore indicano; quelle polarità continueranno a esistere, quegli schemi mentali continueranno a perpetuarsi e scontrarsi, perché sono radicati nelle contraddizioni del sistema in cui viviamo.

8. Il discorso che abbiamo appena fatto non c’entra nulla con ipersemplificazioni e banalizzazioni come «chi odia è di destra», «chi individua un nemico è di destra», quindi non vale nulla obiettare che anche «a sinistra» si odia e anche «a sinistra» si individuano nemici; è un’ovvietà. La differenza sta nel perché il nemico è individuato come tale, e in base a quali contraddizioni.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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