Per ogni politico corrotto un corruttore

Il bersaglio dello scontro politico aperto a tutto campo da Beppe Grillo è ogni giorno più alto. Da che l problema erano i partiti, a che, in pochi giorni, abbiamo scoperto esserlo gli “stipendi e pensioni pubblici” (da abolire tout court e sostituire con un reddito di cittadinanza uguale per tutti) e poi la democrazia parlamentare. L’attacco recentissimo all’articolo 67 della costituzione è il punto più alto (e pericoloso di questo scontro).

E’ vero, verissimo che in Italia esiste un problema di corruzione e corruttibilità, e che una delle sue espressioni, la più evidente, è il “mercato delle vacche” che è stato fatto in parlamento negli ultimi 5-6 anni. Ma, se esiste un rischio corruzione, non significa che la abolizione dei principi democratici sia una soluzione. Anzi. Normalmente, corruzione e (proto)democrazie centralizzanti (come quelle basate su parlamentari che rispondono ad un leader piuttosto che alla propria coscienza) vanno a braccetto.

Proviamo a ragionare su due fatti, apparentemente incompatibili.

1. L’Italia è un paese che soffre di una larga corruzione. Le notizie che riguardano corrotti e corruttori si susseguono e, nella percezione dei suoi cittadini, è considerato uno tra i paesi più corrotti d’Europa.

2. L’Italia è una delle 10 maggiori potenze economiche al mondo, è dotata di uno dei migliori sistemi sanitari pubblici al mondo, ha un’università che, al netto delle misere risorse che riceve, continua a competere a livello mondiale.

Questi due fatti, per chiunque conosca un minimo di scienza della politica, sono mutualmente escludenti: una economia competitiva e servizi pubblici di alta qualità sono sostanzialmente impossibili in paesi poco democratici e molto corrotti (si, veda, ad esempio questo libro di cui ho parlato).

Evidentemente, l’Italia è molto meno corrotta di quanto si creda. E, tra l’altro, il dato sull’Italia come paese corrotto è relativo alla percezione, non a parametri quantitativi di computo della corruzione. Ora, qui nessuno vuole negare che la corruzione esista e sia un problema. Si NEGA RADICALMENTE  CHE L’ITALIA SIA UN PAESE CORROTTO TOUT COURT E CHE ESISTA “UNA CLASSE POLITICA CORROTTA”.

Esistono politici corrotti. Tanti, tantissimi, troppi. Ma che sono una minoranza in confronto alle migliaia di amministratori e parlamentari che fanno il loro lavoro per bene. Certo, fa notizia un corruttore e non un buon amministratore, e da lì la percezione.

Ma per ogni politico corrotto, c’è un privato corruttore.
Per ogni lavoratore pubblico scansafatiche, ce n’è uno che si assume il suo compito (abbiamo meno lavoratori pubblici di quanti ne abbia la Germania).
Per ogni barone, c’è un ricercatore che lavora il doppio (e ci tiene a galla).
Per ogni imprenditore alla canna del gas c’è un evasore (e abbiamo il più alto tasso d’evasione in Europa dopo la Grecia).
Per ogni giovane brillante costretto ad emigrare, c’è un figlio di papà che da 10 anni dà una materia all’anno (e non c’è bisogno di dati, per saperlo).
Per ogni pensione d’oro, ce n’è una da miseria (anzi due, tre, dieci).
Per ogni sindacato che difende una classe, ce n’è una senza tutele.

Non esistono classi “buone” (che so, i giovani tecno-nativi) e classi “cattive” (che so gli adulti matusa attaccati alle poltrone).

Risolvere i problemi dell’Italia vuol dire riconoscere che tutti abbiamo approfittato di decenni di lassismo. E metterci tutti a lavorare sodo. A studiare, a leggere, a lavorare.

Chi dice che la soluzione è abbattere una classe politica (e con lei i suoi bastioni democratici) non vuole risolvere niente.

Vuole solo sostituirsi a chi accusa di essere corrotto.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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