Intanto, a Bruxelles

Intanto,  il parlamento europeo ha bocciato il bilancio di austerità proposto dal consiglio. Una splendida notizia che dimostra come i primi ministri europei siano completamente scollegati dalle necessità del continente e come il parlamento europeo sia, al contrario, una istituzione capace di leggere il significato di fatti come i 27 milioni di disoccupati dell’area euro.

Per chi non lo sapesse, il bilancio europeo si approva per durate settennali (ora in discussione il periodo 2014-2020) corrispondenti, quindi, ai periodo di programmazione dei fondi per le aree obiettivo 1 (come la Sicilia). Per la prima volta, il consiglio ha proposto un bilancio ridotto rispetto a quello precedente, un fatto che il Parlamento non poteva che rifiutare.

Per capirci, il bilancio UE costa circa l’un per cento dei bilanci nazionali. Una briciola di pane, anche per i paesi contributori netti come Germania, Italia, Regno Unito, Francia. La crisi europea sta dimostrando una necessità di aumentare l’integrazione europea che richiede, quindi, una delegazione di competenze e maggiori risorse.

Questo i nostri presidenti fingono di non saperlo, attenti più alle elezioni nazionali che al benessere continentale. Per fortuna il parlamento è largamente di altra opinione (anche con tanti voti del partito popolare). Adesso si apriranno le negoziazioni tra consiglio e parlamento, un po’ come succede in tutti i paesi. Staremo a vedere.

Due notarelle a margine.

Primo, il silenzio dei media italiani su questa notizia è assordante. La Repubblica, ad esempio, vi ha dedicato una notizia nella sezione economia e, già oggi, in homepage è scomparsa (mentre la homepage è colonizzata dalle foto del nuovo capo di una religione, fatto giudicato più rilevante per i cittadini italiani del futuro del loro continente…).

Secondo, dedicato a chi “tanto sono tutti uguali”. Il parlamento europeo ha il potere di restituire al mittente il bilancio da pochi anni. Prima il suo parere era pressoché consultivo. Si tratta di un importante passo verso la democratizzazione dell’UE. Senza un signore di nome Prodi Romano, probabilmente questo passo non sarebbe stato ancora compiuto.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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