La vera rivoluzione di Palermo

Migliore, De Magistris, Li Vorsi, Niceta, Ceifa, Helg, Battaglia, Hugony, Russo, Ardizzone, Max Living.

Jolly, Tiffany, Astoria, Lubitsch, Finocchiaro, Ciak.

La storia della seconda metà del ventesimo secolo palermitano la si potrebbe rileggere attraverso questi nomi. Attività commerciali e cinema che hanno marcato le vite di qualunque palermitano sia nato prima del 2009.

Liste, incomplete e fatte a memoria, cui mancano nomi e storie che chi scrive non ricorda o conosce. Cui, oggi, si aggiunge un altro nome, Flaccovio.

Liste che raccontano della rivoluzione che sta attraversando Palermo (quella vera). La rivoluzione del commercio.

Quelle due liste adesso si riassumono in quattro nomi: Forum, La Torre, Conca d’Oro, UCI cinemas. I primi tre cancellano la prima lista, l’ultimo la seconda.

Dal novembre 2009, quando il primo centro commerciale è aperto a Palermo, gli effetti sul mercato locale stanno nei fallimenti, quasi quotidiani, di attività commerciali su strada.

Certo, anche la “crisi” ha colpito, ma, come decine di studi dimostrano, nessun centro commerciale ha mai prodotto occupazione: per ogni posto di lavoro (generalmente precario) che crea, ne cancella, in pochi anni, più di 2 (generalmente a tempo indeterminato).

Nel 2007, quando furono approvate le realizzazioni del Conca d’Oro, del Forum de La Torre, La Repubblica titolava sulle opportunità di sviluppo e di lavoro. Dimenticando, o ignorando, decenni di storia, prima americana e poi del resto del mondo.

Un aneddoto, a proposito, è forse più esplicativo dei grandi numeri. Quando, qualche mese fa, le si ruppe un ferro da stiro, mia madre scoprì che non esistevano più negozi di elettrodomestici nel centro urbano. Nessuno. Mia madre, che non guida, per comprare un ferro da stiro ha dovuto chiedermi di essere accompagnata (certo, anche la carenza di trasporto pubblico è un problema tutto locale). Così quando si ruppe il telefono di casa. O il router.

A qualcuno può sembrare modernità, quella dei centri commerciali.

A qualcun altro può sembrare l’ennesimo modo per rendere sempre più dipendente chi non appartiene alla minoranza di persone contemporaneamente giovani, sane e dotate di mezzo di trasporto privato.

Bella, questa modernità.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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2 risposte a La vera rivoluzione di Palermo

  1. norton ha detto:

    Con l’apertura della nuova Feltrinelli e di Mondadori la chiusura di Flaccovio era scontata. E chi può commentare con rammarico veramente? o meglio, chi ha smesso di cagare le piccole librerie per scegliere la grande distribuzione?
    Ho tentato mille volte a comprare nelle piccole librerie ma la tasca piange e si va verso dove si trovano più facilmente gli sconti.
    Nessuno invece condanni gli ebook perché non c’entra nulla, non è la stessa storia delle discherie o dei cinema. Il libro ha ancora un suo valore, e forse l’unica occasione per Flaccovio era delocalizzarsi in zone come via sciuti e dintorni…

    • Simone Tulumello ha detto:

      Guarda che Flaccovio ha “delocalizzato” come dici tu: al Forum. E lì non mi risulta che chiuda. Che Flaccovio, d’altronde, fosse una “piccola libreria” è perlomeno dubbio, il sistema di vendita è più paragonabile alla Feltrinelli e alla Mondadori che ad una libreria di vecchio stampo.
      Infatti il tema del post non era “piccole librerie” vs “grande distribuzione/internet” ma l’effetto dei centri commerciali sulla distribuzione geografica del commercio (in grandi o piccoli negozi)

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