Twitter non è un dovere, @pdnetwork

Questo post parla di Twitter. Dell’uso di Twitter. Dell’uso più sbagliato che se ne possa fare.

Antefatto, in queste ultime settimane, dalle elezioni, passando per i primi tentativi di “governo di cambiamento” (ve lo ricordate quando Bersani parlava di cambiamento?), con la “apoteosi” del disastro Quirinale, fino alla formazione del “governo politico di unità nazionale”, ho twittato parecchio. E ho frequentemente citato @pbersani, @pdnetwork e, più recentemente, @enricoletta. Spesso con intenzioni polemiche, non nascondo. Altre volte con idee e proposte.

Risposte? Zero.

Direte voi: chi ci garantisce che i tuoi twit non siano polemici, noiosi, banali? Lo sai tra tutta la gente che li cita se dovessero rispondere a tutti quelli banali come te? Possibile, certo.

Allora io mi sono andato a guardare i profili di @pbersani, @pdnetwork e @enricoletta. Da gennaio, almeno, non mi risulta abbiano mai risposto. A nessuno.

@pbersani twitta esclusivamente frasi proprie o ritwitta altre fonti che lo menzionano sue affermazioni. @pdnetwork twitta solo sul partito, cita affermazioni di suoi esponenti, ritwitta esclusivamente altre fonti del PD. @enricoletta, dei tre, è l’unico che (raramente) ritwitta anche fonti che non lo citano, ma, anche lui, non risponde.

Che non sia un problema di “quantità” di materiale cui rispondere lo dimostra, ad esempio @matteorenzi che (non troppo frequentemente, è vero) ma ogni tanto risponde. Anche alle critiche più dure, magari in maniera ironica (ad esempio qui).

In sintesi, @pdnetwork, @pbersani e @enricoletta fanno di Twitter un uso incapace di creare comunità, di produrre dibattito, di interessare i followers. E, quindi, di andare oltre la ripetizione di categorie già definite su altre piattaforme (tv, comizi, ad esempio). Incapace di aggiungere alcuna cosa alla comunicazione politico/elettorale e a conquistare anche un solo voto.

Un uso inutile, insomma. Perché incapace di cogliere le peculiarità della piattaforma e quel che può offrire in termini di visibilità e comunità. Non è un caso se un @civati o un @matteorenzi siano infinitamente più visibili (in termini di retweet, discussione, menzioni) degli account dei maggiorenti PD.

Diciamocelo, Twitter non è che sia obbligatorio. È una piattaforma relativamente ristretta (prova ne sia che mentre su Twitter credevamo che il paese volesse Rodotà, il paese, quello vero, voleva Napolitano e Letta).

Nessuno vi obbliga a starci dentro se non intendete USARLO.

 

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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