Ordinanza anti movida? Quale movida?

I “libertari” palermitani si stracciano le vesti e piangono la “fine della movida”, il terrore colpisce i fan della vita notturna, per non parlar del panico di gestori e ristoratori.

L’ordinanza anti-movida!

Se poi, però, uno legge i fatti, la realtà è ben altra cosa. Una ordinanza sostanzialmente innocua che impone dei limiti molto poco restrittivi: limite di 60db dalle 22 in poi e obbligo di fornire le bevande in contenitori di plastica. Nessun taglio degli orari di apertura dei locali, nessun divieto a bere per strada.

Se una critica va fatta (certamente va fatta) è proprio l’antitesi di quella dei libertari: la mancanza di un ragionamento a 360 gradi che regolamenti e, insieme, supporti la movida. A cosa mi riferisco?

Quel che sfugge agli amanti della “movida” palermitana è la assenza di una movida palermitana. Chiamare vita notturna decine di garage di 10 mq allestiti per vendere bevande, a volte arricchiti da altrettanti metri quadri di plastica e legno (aka gazebo) è un assalto al vocabolario, perlomeno. Quello cui si è assistito negli ultimi 10 anni (almeno) a Palermo è stata la contestuale presenza di deregolamentazione e declino di una offerta decente. Che si parli di musica dal vivo, che si parli di musica dance, che si parli di spazi che offrano qualcosa in più che alcuni decilitri di alcool, ormai i LOCALI palermitani si contano sulle dita di una mano. Un disinvestimento brutale ha colpito tantissimi locali che offrivano programmazione musicale (e vado a memoria): alcuni hanno chiuso (89), altri hanno smesso di essere gestiti con una programmazione di medio/lungo termine (Mescal, Bier Garten, Blow Up, Movida), altri ancora hanno drasticamente ridotto la quantità (e qualità) dell’offerta (Candelai). Assurdità delle assurdità, l’unico “club” che è capace di offrire una programmazione musicale (anche mensile) è un posto di 40 metri quadri, il Lizard.

Le colpe non son solo della amministrazione. Ma anche dei gestori (che hanno smesso di investire puntando a guadagni di breve termine) e degli avventori (che hanno smesso di “pretendere”): ricordo, una volta, a piazza Magione, un “concerto live” (una cover band, ovviamente, che costa meno) con un cantante che non prendeva una nota. Gli avventori del locale non battevano ciglio, accettando di pagare per avere le orecchie massacrate; i gestori, immagino, si saranno accontentati del risparmio che questo implicava (“su, ragazzi, vi facciamo il piacere di farvi suonare, tenete questi pochi euro).

In fondo, il problema è sempre lo stesso: una imprenditoria che non intende esporsi investendo, la contemporanea assenza di una richiesta di qualità. Condita dalla totale assenza di regole che permette che la vita notturna sia divenuta un gigantesco caos per le strade in barba al diritto degli abitanti (soprattutto del centro) di dormire. Un centro nel quale stan soprattutto famiglie povere e immigrati, “who cares”?

No, non è questa ordinanza la soluzione. Perché affronta solo una porzione piccola di uno dei temi in ballo.

Ma, signori libertari, tranquilli, non c’è nulla che possa essere ucciso.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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3 risposte a Ordinanza anti movida? Quale movida?

  1. Fabrizio ha detto:

    Tutto giusto, solo un appunto: che senso ha per i padroni dei locali “investire” in attrezzature, ingaggi di artisti, pubblicita’ ecc. Quando poi la gente arriva gia’ ubriaca perche’ ha bevuto nel o nei garage (o peggio, nei camioncini) disposti tutto attorno al locale medesimo?

  2. Pingback: Ancora sulla “ordinanza anti movida” | Simone Tulumello

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