La Leopolda13, via twitter

Non sono stato alla Leopolda. Non ho visto streaming né ascoltato i discorsi. L’ho “seguita”, però, attraverso i twitter, ovvero ho letto quelle cose che un gruppo di persone che variamente stimo o mi interessano hanno ritenuto di sottolineare condividendo. In altre parole, se non posso dare un giudizio sulla Leopolda in sé, vorrei scrivere a proposito di alcuni temi che dalla Leopolda sono usciti per mano di persone che 1) sono favorevoli o parti attive nella politica della Leopolda, 2) condividono col sottoscritto alcuni punti di base per una piattaforma politica di sinistra (faccio qualche nome, per capirci, come queli di Francesco Nicodemo, Pietro Raffa).

Iniziamo con Pietro Raffa che cita Graziano Delrio (ministro del governo Letta): «Delrio “Il Pd con Renzi al comando rappresenterà le istanze di tutti” #Leopolda13». Molto lettiana come affermazione, nell’idea di una politica a-politica, ovvero che rifiuta di riconoscere la conflittualità dell’agone politico dietro una indistinta idea di pacificazione di tutte le istanze. Su questo non posso che citare ancora una volta i Wu Ming che spiegano chiaramente come “sinistra” sia “riconoscere il conflitto”, ovvero nel conflitto prender parte e favorire/privilegiare alcune istanze (che non significa “piangano anche i ricchi”). D’altronde la eliminazione del conflitto è stato il tema della Thatcher prima e di Blair dopo: ovvero del neoliberismo, ideologia estremista (nel suo favorire il capitale finanziario contro tutte le altre istanze) che si è sempre camuffata da post-ideologia o non-ideologia.

Francesco Nicodemo scrive: «Lo slogan di @matteorenzi è less is more #leopolda13». Il richiamo alla necessità della semplicità è molto forte, nella Leopolda e nei discorsi di Renzi. Si legga la sua mozione per il congresso, breve, molto chiara, semplice. Sostanzialmente priva di contenuti. La semplicità è il passo successivo alla de-politicizzazione, per l’appunto. Io sono contro la semplificazione, Questo non significa che non servano le cose semplici. Servono. Ma la politica è complessità, ovvero la somma di componenti elementari (come straordinariamente spiegato da Marti Aris nel libro Silenzi Eloquenti, sopra arte e architettura).

Infine, Renzi propone un “contratto” (ricorda niente?) per la sua azione prossima ventura, in quattro punti. Uno è sulla legge elettorale: il modello dei sindaci, che garantisce governabilità. Cosa significhi, francamente, non si capisce. Si tratta di un presidenzialismo con proporzionale e premio di maggioranza? Ancora una semplificazione che punta sulla capacità degli amministratori locali di tenere in piedi l’Italia (è un fatto). Ma sfugge dal tema della legge elettorale.

Insomma, ancora una delusione (o forse quel che mi aspettavo). Mi colpisce, francamente, come un disegno politico intriso di valori assolutamente estranei alla cultura di sinistra (quella buona, intendo) riesca a fare tanto colpo a sinistra.

Che è vero che serve cambiare il verso, ma bisogna anche capire dove vogliamo andare.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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Una risposta a La Leopolda13, via twitter

  1. Daniele ha detto:

    Il successo a Sinistra che tu non ti spieghi e’ invece molto semplice da comprendere. Renzi prima voleva “rottamare” una vecchia classe dirigente. Aveva una posizione, per cosi’ dire “oppositiva” ad un establishment spesso perdente (o non-vincente) sullo scenario del bipolarismo. Una specie di Morettismo moderato, molto non-ideologico, veltroniano (all’aqua di rose, superficiale, liberal, vedi tu…). Adesso sono successe due cose, 1) lo sgretolamento in nuce del centrodestra come lo abbiamo conosciuto, e la creazione di un elettorato sotterraneo enorme (ripeto, enorme), chesi e’ diviso tra Monti (pochi), Grillo (tantissimi) e il Pdl, SOLTANTO perche’ come candidato a Sinistra c’era Bersani e non Renzi. 2) Ma soprattutto c’e stata l’implosione del PD durante l’elezione del Presidente della Repubblica, e la porcheria delle larghe intese. (contro le quali Renzi. non a caso, si e’ posizionato chiarissimamente alla leopolda). Di fatto un establishment non c’e piu, e Renzi da oppositivo e’ diventato il salvatore della patria un po’ per tutti. Non rottama ma anzi, si fa tenutario del “vecchio” bipolarismo. Sostanzialmente la crescita dell’appeal di Renzi e’ direttamente proporzionale al deterioramento dello scenario intorno. Vomitevole in un modo direi inedito. Come ti dicevo anche su Fb, temo che coi tempi che corrono (e con il corpo elettorale che ci ritroviamo), forse e’ il momento di accettare che al momento Renzi rappresenta il famigerato male minore. E te lo dice uno che alle primarie dell’anno scorso ha votato convintissimamente (e continuera’ a votare) Vendola al primo turno, e si e’ astenuto al secondo. (Disclaimer: tastiera francese :-) ).

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