bispensiero a 5 stelle

Bispensiero o Bipensiero (in inglese doublethink) è un termine in neolingua coniato da George Orwell per il suo libro di fantascienza distopica 1984, utilizzato dal Partito del Grande Fratello per indicare il meccanismo psicologico che consente di credere che tutto possa farsi e disfarsi: la volontà e la capacità di sostenere un’idea ed il suo opposto, in modo da non trovarsi mai al di fuori dell’ortodossia, dimenticando nel medesimo istante, aspetto questo fondamentale, il cambio di opinione e perfino l’atto stesso del dimenticare. Chi adopera il bipensiero è quindi consciamente convinto della veridicità (o falsità) di qualcosa, pur essendo inconsciamente consapevole della sua falsità (o veridicità) (da Wikipedia).

Avere recentemente riletto 1984, mi ha permesso di riconsiderare il moVimento 5 stelle dal punto di vista del suo uso del linguaggio e dei principali strumenti di argomentazione. La molla che mi ha fatto ricollegare il mondo orwelliano a quello a 5 stelle è stata la notizia dell’Huff Post su Grillo che, in un incontro con i candidati del moVimento in Trentino Alto Adige, ammetteva di essere il capo politico del movimento e di avere intenzione di selezionare le candidature per le europee. Quando ho postato la notizia, un sostenitore 5 stelle mi ha risposto di essere convinto che Grillo del movimento sarebbe rimasto solo il promotore. E non è certo il solo.

Si tratta del procedimento di sdoppiamento della verità tipica del bipensiero: Grillo è solo il portavoce E CONTEMPORANEAMENTE Grillo è il capo politico. E non si tratta di una mera divisione gerarchica dei livelli di conoscenza (del tipo, il circolo ristretto dei leader sa che è il capo, i sostenitori non lo sanno): tutti sanno che Grillo è il capo politico (e infatti ha già revocato il diritto all’uso del logo da lui detenuto). E INSIEME tutti sanno che Grillo non è il capo politico (o il castello retorico della democrazia dal basso crollerebbe in un minuto). Insieme X e nonX.

Similmente è successo con il reato di clandestinità: la abolizione è stata proposta dai parlamentari (bene!), Grillo ha tuonato contro perché “non sta nel programma”, salvo lasciare silenziosamente che, alla fine, l’emendamento fosse votato da M5S insieme a PD e SEL. Una storia a buon fine, dal punto di vista politico, ma che svela, anche qui, come anche nelle decisioni politiche non esista una parola univoca: il reato di clandestinità non va abolito perché non sta nel programma e INSIEME viene abolito senza che questo provochi espulsioni.

La più chiara espressione, infine, è lo statuto del partito/movimento. Lo statuto che tutti conoscono si chiama “non statuto” (qui Grillo lo cita in risposta a Martin Schulz che accusava il partito di di non avere statuto) e INSIEME esiste uno statuto formale che fa di Grillo il presidente del partito.

Ora, questo sistema linguistico, come ben spiega Orwell, è quello dei sistemi totalitari, nel quale sia il ruolo del capo, sia le mozioni politiche sono adattabili alla situazione contestuale come strumento retorico di creazione del consenso. C’è da preoccuparsi? Si.

Ma non perché Grillo sia un aspirante dittatore (non credo nemmeno che aspiri veramente a governare, ma che preferisca stare in una posizione di opposizione perenne).

C’è da preoccuparsi perché si sta costruendo un sistema pericoloso a prescindere dalle volontà del suo creatore e dei suoi sostenitori (che non sono certo aspiranti camice nere o khmer rossi!). Un sistema che può sfuggire al controllo di Grillo e Casaleggio, questo si.

Continuare a vigilare, in queste condizioni, è cruciale.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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