Intanto, in Portogallo

Per la serie “intanto in Europa”, il Tribunale Costituzionale portoghese ha ieri ratificato in quanto costitutionale la legge che aumenta da 35 a 40 le ore lavorative per i dipendenti pubblici senza prevedere alcun aumento salariale.

Il tribunale (con una maggioranza risicata di 7 a 6) riconosce che esista un pregiudizio per i lavoratori, ma che questo non tradisca il principio della fiducia (rispetto alla modifica in corso di un contratto di lavoro) né quello della proporzionalità, in quanto la misura sarebbe necessaria per perseguire un interesse pubblico prevalente, ovvero la tenuta dei conti pubblici.

A frustração da confiança também não é aceite pelo TC. Dizem os juízes que esta “só é inadmissível quando não seja justificada pela salvaguarda de um interesse público que deva considerar-se prevalecente”. Ora, a “medida de aumento do período normal de trabalho dos trabalhadores em funções públicas visa a salvaguarda de interesses públicos relevantes”, refere o documento. Que justifica este último argumento com a situação financeira do país: “Um dos principais propósitos das medidas aprovadas é uma certa flexibilização do regime laboral dos trabalhadores em funções públicas, tendo também em vista a contenção salarial e a redução de custos associados à prestação de trabalho fora do período normal. E, em face da situação de crise económico-financeira, é de atribuir grande peso valorativo a esses objectivos de redução da remuneração do trabalho extraordinário e de contenção salarial” (da iOnline).

Ora, non sono esperto di diritto costituzionale, figurarsi di quello portoghese. Sarà certamente proporzionale una misura del genere.

Quello che mi interessa si chiama sviluppo sociale e civile. La misura, oltre ad allungare le ore di lavoro dei dipendenti pubblici, di fatto riduce di un settimo la paga oraria. In un paese come il Portogallo dove esistono posizioni per le quali lo stipendio è di meno di 600 euro al mese.

Nel nome della situazione eccezionale e della tenuta dei conti pubblici, si fa pagare, ancora ed ancora, la crisi ai lavoratori, in questo caso a quelli pubblici, dopo aver mazzoliato anche quelli privati nel 2012 con un aumento fiscale brutale, e mentre si mazzolano i pensionati con contributi “di solidarietá”, da tutte le pensioni al di sopra dei 600 euro.

Ancora una volta, nel nome di un presunto sviluppo economico (quale, poi, mentre si distrugge il potere d’acquisto delle famiglie) si demoliscono decenni di lotte sociali.

Intanto, in Europa, c’è bisogno di una Italia forte e di sinistra.

Annunci

Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
Questa voce è stata pubblicata in esteri, Europa e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...