Verso quale PD?

Riflessioni, a semi-caldo, sulle primarie che han incoronato Renzi segretario del PD.

Incoronato è la parola più adatta, per l’appunto, vista la (s)proporzione di voti con i due sfidanti. In un anno Renzi è passato da “corpo estraneo” a prima scelta o nuova speranza per gli elettori del PD. Ad un appassionato di idee politiche nel senso più ampio, risulta difficile comprendere una tale virata: non mi risulta che il sindaco di Firenze abbia fatto grosse svolte, dal punto di vista delle “politiche” immaginate e proposte, al massimo è diventato sempre più vago (negli ultimi due mesi è stato praticamente impossibile sentire una sola proposta concreta uscire dalla bocca di Renzi…). Evidentemente, la scelta è a-ideologica (e c’è chi penserà sia un bene) e precipuamente strategica: mettiamoci nelle mani di chi può vincere. La rottamazione ormai è un rumore di fondo, basta leggere un po’ di nomi al sud, dai De Luca, ai Papania, più il brillante Franceschini e il redivivo Fassino: dalla rottamazione al riciclaggio, ma tant’è.

Il risultato di Civati, per quanto personalmente mi deluda, in queste condizioni è eccezionale: l’unico candidato senza santi in paradiso all’interno del partito (a parte il sostegno di personalità come Barca e Zagrebelki) quasi raggiunge Cuperlo sostenuto da buona parte dell’establishment (il resto, come si accennava, è da tempo sul carro del vincitore). Soprattutto, Civati ha mostrato un modo veramente nuovo e diverso di fare politica, ancora minoritario tra gli elettori del PD, ma che non si addormenta qui. C’è il tema della differenza tra elettori che hanno accesso ad internet e quelli che non l’hanno: su internet Civati è stato il vero vincitore (come campagna se non come capacità di attrazione di voti) e risulta evidente come un certo pezzo dell’elettorato storicamente di sinistra, quello più istruito, quello storicamente più fedele alle idee di sinistra sia fortemente attratto dalle idee del parlamentare lombardo.

Resta, adesso, da vedere cosa farà (dopo anni di parole) Renzi. La prima vera “scelta” è un coacervo di contraddizioni: nella segreteria bene Francesco Nicodemo alla comunicazione, bene la Serracchiani alle infrastrutture, bene Taddei all’economia; male, malissimo Faraone, perfetto simbolo della continuità del metodo della politica siciliana, delegato a tematiche decisive come scuola, università, welfare.

Vedremo presto se si saprà approfittare del patrimonio di idee e competenze che Barca ha costruito negli ultimi mesi.

Verso quale PD ci dirigiamo, questo, si vedrà nei prossimi tempi. Le larghe intese, senza dubbio, per il momento hanno vinto e grosse discontinuità non se ne vedono.

Continuità nelle politiche, discontinuità nei nomi, sarà questo il leitmotiv del PD di Renzi?

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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