Cities in Crisis? Quale crisi?

La scorsa settimana ho avuto il piacere di partecipare ad Amburgo ad una conferenza su effetti urbani della e alternative locali alla crisi (economica) europea. Gruppi di ricerca provenienti da Portogallo, Grecia, Spagna e Italia hanno raccontato la crisi da svariati punti di vista, sia geografici che politico/istituzionali. Il mio gruppo, guidato da João Seixas, ha parlato dell’area metropolitana di Lisbona, tra gli effetti della crisi e i processi di riforma locale in corso. Alcune riflessioni.

Negli ultimi mesi più volte ho scritto che la crisi non esiste, più o meno esplicitamente. Si trattava di considerazioni e riflessioni personali e “a-scientifiche”. La panoramica di casi concreti che la conferenza ha offerto mi ha confermato la bontà di quella provocazione. Più precisamente, una prima crisi è esistita, diciamo tra 2008 e 2010, nelle conseguenze sulle economie reali dello scoppio della bolla finanziaria. Le economie che hanno più sofferto il colpo sono state quelle che, negli ultimi decenni, più avevano teso alla riduzione dell’economia produttiva (nel nome di mantra come economia culturale, turismo), al fomento di forme di economia da rendita (finanziaria o immobiliare), alla erosione del welfare: Stati Uniti e UK da un lato, paesi mediterranei dall’altro (si veda nell’metromonitor europeo della LSE come nei quadranti più bassi stiano le città del sud europa e quelle britanniche). A partire dal 2011, però si afferma una seconda fase di crisi guidata, questa volta, dalla speculazione sui debiti sovrani e dalle politiche di austerità che, invece di contrastare la speculazione, la hanno fomentata (il debito di Irlanda, Portogallo, Grecia, Italia e Spagna è esploso DOPO l’applicazione delle politiche di austerità, non prima!). In altre parole, quella dentro cui ci troviamo è una ristrutturazione politico-economica (nel senso della polarizzazione a scala europea e nazionale) giustificata dalla crisi e non prodotta da questa.

Una ulteriore conferma viene dal fatto che in Spagna i settori produttivi che stanno guidando la fine della recessione e la probabile ripresa prossima ventura sono esportazione di prodotti alimentari, esportazione di veicoli a motore, turismo nelle regioni della Catalogna e Valencia. Ovvero: produzione alimentare basata su sistemi largamente insostenibili e sulla riduzione dei salari (l’invasione di prodotti alimentari/industriali in Portogallo è un segnale evidente, ad esempio); produzione industriale di generi non sostenibili fomentata dalla rilocalizzazione grazie al crollo dei salari (ad esempio Ford ha spostato una industria dal Belgio a Valencia); turismo di massa dai paesi “ricchi” e, quindi, economia dipendente da investimenti stranieri e probabile nuova bolla immobiliare. In altre parole, come se nulla fosse successo si riparte con le stesse pratiche che hanno prodotto la crisi, aggiungendo ulteriori spinte verso insostenibilità e riduzione della qualità del lavoro, nei paesi del sud.

È ogni giorno più evidente la necessità, la urgenza della creazione di reti internazionali tra i paesi del sud Europa, col fine di fare pressione per un differente modello europeo: se pensare di uscire da soli dalla crisi e dall’euro è una follia, una coalizione tra i paesi del sud che dichiarino di non restare nell’euro a tutti i costi, ragionando intanto su una prospettiva mediterranea, sarebbe in grado di ristrutturare le politiche europee in pochi mesi (un Europa senza il sud non converrebbe innanzitutto al nord).

Invece, continuiamo a fare a gara a chi sia il migliore scolaro nell’applicazione dell’austerità (e ci scegliamo governi di austerità!). Non è un caso se la conferenza da cui muove questa riflessione sia stata organizzata… da accademici tedeschi!

Lo spazio per rimettere in piedi l’Europa, da sud, esiste. Prendiamocelo!

cities in crisis

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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