Il “maltolto”, gli insegnanti, il PD

Gli insegnanti devono restituire il maltolto!

Anzi no!

Forse, molto probabilmente, il governo Letta ha toccato il fondo tra ieri e oggi. Per svariate ragioni.

Innanzitutto per l’ennesimo dietrofront, inversione a U, marcia indietro, come lo si voglia chiamare. Cambiano gli equilibri, le maggioranze, ma si continua ad andare avanti (ammesso che questo sia andare avanti) col passo del gambero, uno avanti e due indietro. E, si faccia caso, si tratta di (tentate) aggressioni sempre più violente a chi, questa crisi, l’ha pagata e la continua a pagare.

Quello che più stupisce, per l’appunto, è il fatto in sé. Gli insegnanti italiani sono (tra) i meno pagati d’Europa, come spiega Andrea Mollica: ad esempio, un insegnante a fine carriera, guadagna di meno di un suo collega tedesco appena assunto. E in Germania il costo della vita non è più alto di quello italiano. Oggi, dopo anni di mazzate alla scuola pubblica, si prova a togliere, dal già magrissimo stupendio, gli scatti di anzianità ricevuti nel 2013, dopo un blocco di svariati anni.

Un diritto negato per anni, spacciato per maltolto!

Un errore? Non credo. Mi sembra che, nonostante la rassicurante presenza del ministro Carrozza, il leit motiv continui ad essere quello della riduzione della istruzione pubblica ad un ruolo marginale. E mi sembra che questi siano, più che tentativi, segnali, nemmeno troppo sottotraccia. Spallate, per ottenere, in altra sede, piccole erosioni. Annunci, agli insegnanti, sempre più chiari: non vi vogliamo più, non come “classe” sociale che ha un obiettivo (l’educazione) e un corrispettivo (uno stipendio decente e il riconoscimento sociale del loro ruolo).

In questo, non si capisce cosa distingua questo governo da quelli di Berlusconi e quello di Monti.

Non si capisce come possa, ancora, il PD accettare tutto questo. Poiché il PD, della scuola pubblica, ha un’idea differente. Non quella che io sognerei avesse, ma certamente non questa idea di marginalità (per l’appunto, si pensi al ministro Carrozza).

E no, non basta, correre ai ripari, per voce di Letta, Renzi, Carrozza. Non basta più. Sulla scuola si gioca il futuro di un paese, di questo paese.

È tempo, per la sinistra, di rimettere la scuola al centro.

È tempo, per la sinistra, di chiudere questa esperienza di governo, che la stabilità non può significare la propria morte.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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