La voglia di cancellare le minoranze

Ieri pomeriggio, mentre su Twitter mi arrivavano parecchi aggiornamenti dal congresso di SEL, ho provato a vedere come ne stessero parlando i principali “media istituzionali”. Aspettandomi di trovare notizia in rilievo in homepage, ho visitato prima La Stampa, poi il Corriere, infine La Repubblica. Nulla di visibile. Una ricerca testuale mostrava come il fatto non fosse presente in homepage (mentre Vendola faceva il suo intervento).

Cercando “sel” spuntavano (in 2 o 3 delle testate) i “selfie” di Obama, ma non il congresso del primo partito di sinistra nazionale.

Oggi, invece, la notizia appare nelle tre homepage. Ma, in questo momento (circa le 17.30 italiane), il titolo e gli articoli vertono interamente sul fatto che l’inviato di Renzi sia stato fischiato. Niente, ad esempio, sulla scelta di SEL di sostenere la lista unica con Tsipras alle elezioni europee.

Ora, di SEL si può pensare quel che si vuole. Per primo non ho lesinato le critiche, sopratutto in relazione al modo in cui è stato gestito il caso della telefonata di Vendola sull’ILVA. Però SEL è il primo partito di sinistra d’Italia, nonché l’unico che fa opposizione da sinistra in parlamento. E’ un partito con un elettorato potenziale di almeno 2-3 milioni di persone. E’ un partito che governa, bene, nell’unica regione del sud Italia che ha fatto progressi negli ultimi 10 anni e governa, bene, in molte delle principali città italiane.

Due considerazioni.

Primo. Questo non è giornalismo. Questo è uno sfacciato modo di fare propaganda elettorale, chiamatelo sostegno del bipartitismo, sostegno del blocco centrale di potere, come vi pare. Ma cancellare un partito che rappresenta milioni di persone non è giornalismo E’ una vergogna indicibile, che fa vergognare di avere una carta di identità che porta scritto sopra “repubblica”. Questo non è giornalismo di un paese democratico.

Secondo. Le tentazioni per eliminare le voci “scomode” in Italia sono fortissime. In una legge elettorale disegnata per garantire ai principali partiti di governare anche con il sostegno di un terzo degli elettori. In una legge elettorale che, non contenta di permettere questo, aggiunge uno sbarramento altissimo, pensato per cancellare sia i partiti che vanno fuori dalle 3 coalizioni principali, sia quelli che si alleino all’interno delle coalizioni. Matteo Renzi parla di “ricatto dei partitini”: io parlo della necessità di sentire voci fuori dal coro, contro una stabilità che diventa affogare le differenze, contro una sottomissione a quella parte dell’Europa che vede l’Europa come un interesse e non come una costruzione politica e sociale.

Io parlo del diritto democratico di essere rappresentati da chi condivide le mie idee e non da chi se ne allontani di meno.

In un momento nel quale i populismi xenofobi raggiungono picchi simili a quelli degli anni ’20, abbiamo bisogno di voci “diverse”, di sguardi “laterali”, di idee alternative, di politiche nuove.

Perché quando si disegnano sistemi istituzionali che cancellano le minoranze e possono mettere il paese in mano a minoranze organizzate (come sarebbe l’eventuale 35% del 50% degli elettori), poi capitano anche la violenza, la caccia al diverso.

E’ già successo, ricordate?

EDIT: si vede quanto sono arrabbiato nell’Italiano orribile? :)

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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