Il governo Renzi

Ieri, a caldo, ho accennato a due aspetti, su altrettanti temi che mi stanno particolarmente a cuore, la università e la coesione territoriale, ovvero educazione e innovazione da una parte, mezzogiorno dall’altra. E come è andata in questi due campi, potrebbe anche bastare a definire il governo Renzi.

Stamattina, però, ho sentito il neo-presidente affermare che questo sarebbe il governo “più a sinistra degli ultimi 30 anni”. Ora, siccome si tratta di un tema che mi sta parecchio a cuore, e siccome la sinistra è una parola che sta perdendo significato nell’uso che se ne fa, questa mi sembra una affermazione che vale la pena considerare.

Senza andar lontano, provando a comparare questo governo, con quello che lo ha preceduto, in alcune pedine chiave.

Partiamo dall’economia? Cambia poco, in termini politici, un sostenitore critico dell’austerity avevamo, un sostenitore critico dell’austerity abbiamo.

Interni (Alfano), infrastrutture (Lupo, CL) e salute (Lorenzin), stanno dove stavano: a destra.

Allo sviluppo economico, adesso c’è Confindustria. Però, si dirà, al lavoro ci son le Coop.

Università ed educazione, passano da un ministro del PD, forse poco influente, certamente impegnata nella ripubblicizzazione dell’università e scuola, ad un ministro di Scelta Civica che ha già lavorato per fare entrare i privati nelle scuole.

All’ambiente va un casiniano che già in passato ha aperto al nucleare.

Giustizia, esteri, difesa, agricoltura, cultura e affari regionali sono i ministeri “politici” del PD, una “sinistra” all’acqua di rose (tranne la Lanzetta agli affari regionali, in  “quota” civatiana).

Ma il vero segno di “discontinuità” la danno tre ministeri scomparsi, rispettivamente coesione territoriale, integrazione e pari opportunità. Si rinuncia ad uno dei principali strumenti di equità e ad un progresso sui temi dei diritti civili e sociali – mentre la Lega brinda alla scomparsa del gran nemico Kyenge.

Conclusione numero 1: tra CL, Confindustria e Legacoop, questo è certamente il governo più corporativo degli ultimi 30 anni.

Conclusione numero 2: è molto difficile dire che questo governo sia “più di sinistra” di quello che lo ha preceduto. Quasi impossibile.

A meno che, per la sinistra “nuova”, temi come lavoro, sviluppo ed economia si considerino corporativi e temi come equità e diritti si considerino superflui.

Ecco, questa non è sinistra, come 20 anni di Labour inglese hanno dimostrato al mondo.

Certamente io, e con me tanti altri, non mi arrenderò mai a che lo diventi.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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