Quello che non c’è non si può sprecare

Questo post condivide una frustrazione, ma serve a provare a riflettere un po’ più in generale, perché il tema che sta dietro la storia (personale, ma non troppo) è, a mio parere, centrale per l’Italia.

Sto lavorando alla organizzazione di una conferenza in Italia, che si terrà da qui ad un annetto. Abbiamo una parte del costo della conferenza coperto dall’università in questione e parte dalla associazione di cui facciam parte noi organizzatori. Siccome la conferenza è per giovani ricercatori e dottorandi (che in genere non son ricchi), non imporremo un costo di iscrizione. È consuetudine, quindi, cercare fonti di finanziamento per coprire la totalità delle spese (i viaggi dei conferenzieri e moderatori delle sessioni, caffè e pranzi e amenità varie).

Bene, il punto è che, apparentemente, non esiste, in Italia, un ente pubblico deputato a fornire questo genere di contributi finanziari: come ad esempio la Fundação Ciência e Tecnologia in Portogallo, i Research Councils nel Regno Unito, la Forschungsgemeinschaft in Germania e via dicendo. Giuro, esistono in tutti i paesi d’Europa di cui ho esperienza. Non in Italia, nessun ente a cui istituzionalmente rivolgersi per richiedere supporto economico alla realizzazione di conferenze.

Ci sono le fondazioni (bancarie e non) che, essendo istituzioni private, hanno le loro priorità e preferenze territoriali.

Il punto è sempre lo stesso. In Italia, da ormai una ventina d’anni, si è politicamente e culturalmente deciso di ridurre il ruolo delle università a mere fornitrici di formazione e, possibilmente, prodotti finiti di ricerca. Si è ridotto ogni forma di finanziamento, sia quello strutturale (con i tagli dei bilanci) sia quello puntuale/competitivo (con la mancata introduzione di adeguate e sufficienti forme di finanziamento per progetti o attività).

Intanto, la retorica, in barba ad ogni dato, parla di una università sprecona e inetta. Dimenticando che è difficile sprecare quello che non si ha: non è peregrino ricordare che l’Italia è tra i paesi europei che meno investe, in proporzione alla sua ricchezza, nell’università, facendosi superare anche da paesi meno ricchi, come il Portogallo, la Spagna e molti paesi dell’est Europa.

Dimenticando, soprattutto, che un paese senza risorse naturali può vivere solo di innovazione e ricerca.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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