Neoliberismo italiano

Il fatto che le parole siano importanti, più o meno esplicitamente, è un mantra di questo blog. E c’è una parola che, di questi tempi, è particolarmente importante ma si presta a svariate confusioni, specialmente in relazione alla sua declinazione italiana. Quando si parla di quel che è successo alla società e all’economia italiane negli ultimi 30 anni e si prova a sostenere che questa crisi odierna è in buona parte l’effetto di quelli e, specificatamente, delle loro derive neoliberiste, c’è sempre qualcuno (che generalmente si dice “di sinistra”) che: “in Italia? Neoliberismo? Ma se abbiamo uno stato enorme e costoso!”. Oppure: “ma quale liberismo, in un paese corporativo!”. Il recente e affilatissimo Against Austerity di Richard Seymour aiuta a mettere la parola “neoliberismo” al suo posto.

this overall perspective accepts too much of the idea that what neoliberals are interested in is a minimal, ‘night watchman’ state. This is not how neoliberals see the state. Neoliberalism is not a simple reiteration of the principle of classical liberalism – a defence of the ‘market society’. It has its origins in an authoritarian reconfiguration of liberalism (p. 7). Neoliberals don’t really believe in such ‘spontaneous order’. Rather, they firmly believe that the market system has to be fixed in place by a legal regime […]. A neoliberal legal order is thus one that regulates the economy quite extensively, but it specifically forecloses the possibility of any kind of economic plan […]. The neoliberal state is a big, interventionist state, particularly in its penal mode (pp. 9-10). The result of  all this is not a shrinking state, but a state in which there is a growing internal articulation of corporations. It doesn’t mean that ‘markets’ are ‘freed’ from state intervention; it means that the state is ever more involved in organising corporate dominance (pp. 10-11).

Adesso si provi a leggere questo pezzo di Gad Lerner sul recente L’anno zero del capitalismo italiano di Massimo Giannini. La rete di rapporti tra la gran parte del potere politico e del potere economico, il continuo afflusso di capitali pubblici nelle grandi intraprese private, la precarizzazione del lavoro accompagnata dall’irrigidimento dello stato penale (per i poveri, mai per i ricchi) sono tra le caratteristiche più evidenti delle derive recenti in Italia.

E sono una delle più acri espressioni del neoliberismo globale.

In salsa italiana.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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