(Demolire) tre luoghi comuni

Siccome sono e reston convinto che l’uso del linguaggio sia sempre più centrale nei sistemi democratici moderni e che, specialmente in Italia, sia l’uso di retoriche prive di fondamento il modo in cui iniquità e ingiustizie si riproducono, mi permetto oggi di mettere insieme tre studi (scientifici) che aggrediscono (a volte demoliscono) altrettanti luoghi comuni. Mostrandoli per quel che sono, deboli, o falsi.

Primo luogo comune: la Germania come “modello” da seguire per le riforme che ci rendano competitivi. Alla scala internazionale certamente, ma con un prezzo (studio di Patricia Szarvas, Bocconi): l’incremento dei cosidetti “working poors” persone che hanno un lavoro inadeguato a garantire una vita dignitosa.

Secondo luogo comune: il welfare nordico. La mia collega di dipartimento Sonia Alves ha da poco pubblicato uno studio comparativo (qui, accessibile con sottoscrizione) nel quale, pur riconoscendo che la Danimarca è un paese mediamente più equo della media europea (nei termini della distribuzione della ricchezza), è almeno un decennio che, attraverso la riduzione dello stato sociale, si sta spostando nella direzione di polarizzazione economica. Col risultato di produrre una nuova “classe” povera, che prima non esisteva. Un altro “modello” che aveva una sua consistenza in passato ma sta, volontariamente, ripudiando se stesso.

Terzo luogo comune: le democrazie anglosassoni come modello di agone democratico aperto e equo. Personalmente non ci ho credito, ho sempre creduto che le democrazie anglosassoni fossero le meno democratiche di tutte quelle occidentali, che nascondessero, dietro potenti paraventi formali, un totale accentramento dei poteri decisionali nelle mani di pochi, pochissimi. Insomma, che il paragone tra le “nostre” democrazie meridionali “deboli” e le democrazie anglosassoni “forti” fosse totalmente sballato. E infatti, uno studio delle università di Princeton e Northwestern dimostra che “il governo USA non rappresenta gli interessi della maggioranza dei cittadini, ma è guidato da quelli di ricchi e potenti”.

Credo, sono convinto, che il sud Europa potrà prendersi il ruolo che si merità quando sarà in grado di liberarsi dal complesso di inferiorità che si è autocostruito: quell’idea di essere meno democratici, meno giusti, di avere peggiori governi ed amministrazioni pubbliche.

Siamo più sfacciati, certamente (qualcuno direbbe meno ipocriti) e le ingiustizie sono alla luce del sole e non camuffate da complessi sistemi istituzionali.

Ma, essendo le ingiustizie visibili, forse, certamente, è da sud che si possono identificare i problemi e risolverli.

E poi insegnare ai nostri vicini del nord a farlo.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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