In difesa della polizia

Io sono nato a Palermo nel 1982. Quindi il 23 maggio 1992 avevo 9 anni. Per me, per la mia generazione, quel giorno è stato la fine dell’infanzia, almeno di un’infanzia completamente ingenua. Noi ragazzini palermitani, in un’epoca nella quale la mafia aveva un significato quotidiano, abbiamo imparato, per alcuni anni, a vedere la polizia come una delle ultime barriere che proteggevano le nostre vite, un’esperienza che non credo sia così comune nel mondo occidentale.

Ed è per questo che quando, a Palermo, vedo ragazzini nati dopo il 1992 con tatuato addosso ACAB, mi viene prima la rabbia, poi la voglia di fermarli e spieegargli che è grazie a quei “bastardi” che possono permettersi di tatuarsi stronzate a loro piacimento.

Ed è per questo che, quando la polizia viene infamata, mi sento aggredito personalmente, sento aggredito il diritto alla libertà che la polizia, i carabinieri e, per qualche mese anche i militari, mi hanno garantito.

Ora, quel che è successo ieri infama la polizia infinitamente di più di qualunque imbecille ignorante con un ACAB tatuato. Decine di poliziotti che applaudono tre poliziotti condannati per la loro responsabilità nella morte di un ragazzo innocente sono decine di persone che sputano sulla propria divisa e sui valori che questa rappresenta.

Si dirà che il SAP è un sindacato piccolo, autonomo. Bene, e allora pretendo dai sindacati grandi, da quelli veramente rappresentativi, così come dalle dirigenze tutte della polizia, di tagliare ogni ponte, ogni relazione con questo “sindacato” che, a quanto pare, non sembra intenzionato a chieder venia per la idiozia dei suoi membri in causa.

Perché, in difesa della polizia, bisogna dire, una volta e per tutte, che questi non sono poliziotti degni della divisa che indossano.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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2 risposte a In difesa della polizia

  1. Glenn Runciter ha detto:

    Il SAP è il secondo sindacato di polizia per numero di iscritti (http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=4398).
    La retorica sui poliziotti che ci difendono dalla mafia è stata smentita dalla storia processuale sulle stragi (depistaggi, coperture, sparizione di prove).
    Il problema vero che nessuno solleva è che la stragrande maggioranza dei membri delle forze dell’ordine è assolutamente incapace di svolgere il ruolo che lo Stato affida loro . Per mancanza di controlli sul loro operato, per inadempienze croniche, per inettitudine psichica, cameratismo, storica influenza della peggiore cultura destroide italiana, ci ritroviamo degli autentici Bastardi come “tutori dell’ordine”.

    Perché non esistono automatismi legislativi che impediscano ad un poliziotto che è stato condannato per aver ucciso una persona (nell’esercizio delle sue funzioni) di continuare a fare il poliziotto?

    In sintesi, (Q)uasi All Cops Are Bastards, il resto sta in silenzio ed è complice.

    • Simone Tulumello ha detto:

      La storia delle stragi dimostra che lo stato italiano è attraversato dal marciume, ma non smentisce affatto che senza la polizia il sud sarebbe diventato un protettorato mafioso, negli anni ’80 e ’90. Sul fatto che “la stragrande maggioranza dei membri delle forze dell’ordine è assolutamente incapace di svolgere il ruolo che lo Stato affida loro”, sarei interessato a conoscere le tue fonti, io ho una impressione abbastanza diversa. Ovvero, così come credo che sia una stronzata parlare di “quattro mele marce”, credo sia una stronzata che (Q)uasi All Cops Are Bastards: sono, entrambe, due rappresentazioni false della realtà. Senza andare lontano, io penso alla Digos palermitana (la Digos, cazzo, quelli più cattivi di tutti) che ha sempre fatto un lavoro straordinario e che è uno dei principali motivi per cui a Palermo le manifestazioni sono andate sempre bene. Più in generale, confrontare, che so, con quello che succede in Spagna o nei paesi nordici in manifestazioni molto meno grosse e molto meno conflittuali che in Italia, aiuta a fare il quadro.
      Quello che voglio dire è che la polizia italiana è un mondo complesso, attraversato da tanta marcescenza così come da tanta competenza (sia nelle alte sfere che nei ranghi inferiori) e che tanta ragione delle derive odierne sta nel fatto che siamo stati governati per un decennio da una destra in cui le ambizioni fasciste o autoritariste non sono mai state messe da parte (a Genova la mano politica è evidente, per dire). Ogni corpo istituzionale è il prodotto delle (e produce le) istituzioni in generale e mi sembra evidente che nella deriva dei sindacati polizieschi sia forte ed evidente la deriva complessiva della società italiana e delle istituzioni italiane.

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