Italia sottosopra

L’unica differenza tra quel che è successo ieri e nel 2002, dice giustamente un amico su FB, è che nel 2002 ‘avevamo’ uno squadrone. Quest’anno, certamente, no. Magari avremmo preso 4 gol dalla Colombia, possibile, anzi probabile. Eppure è innegabile che, ieri, l’Italia sia stata eliminata da un arbitro e non da un avversario. E vale la pena parlarne un attimo, prima di ragionare sulle reazioni (il tema di questo post).
Il punto non è tanto la espulsione si Marchisio (che, per inciso, non era nemmeno fallo, guardare l’azione a velocità naturale chiarifica come il piede che colpisce l’Uruguagio è quello su cui Marchisio stava per spostare il peso nella piroetta per evitare l’ennesimo fallaccio).
Riguardate (ripensate a) il primo tempo. C’è una sequenza di falli, sempre più violenti, dell’Uruguay, mai fischiati (ne ricordo una decina). Poi il giallo a Balotelli, ‘reo’ di aver saltato 50 centimetri più su dell’avversario. L’arbitro ha comunicato all’Italia, e chiaramente, ‘voi non passate’. La sostituzione di Balotelli è una evidente risposta alla certezza di vederlo espulso, altro che scelta tecnico-tattica. In queste condizioni, giocare è impossibile, chiedete a chiunque abbia mai giocato sport agonistici. Non è un caso che gli Uruguagi si siano sentiti onnipotenti, in campo, non è un caso che uno di loro abbia morso e simulato insieme, con la tranquillità che l’arbitro non avrebbe guardato la prova evidente del morso, che ha visto tutto il mondo, tranne uno.
Eppure, mentre nel 2002 ci si strinse contro l’ingiustizia, ecco fioccare analisi sulla ‘mediocrità’ della squadra, sul fatto che non abbiam più fame, che i giocatoro sono ‘fighetti strapagati’. E, per alimentare il discorso, si aggiunge la partita col Costarica, si dice che si è tirato una volta in 2 gare (eppure Balotelli si mangia 3 gol con la Costarica) e che siamo stati favoriti dagli arbitri [sic] per il rigore non fischiato a Chiellini (e si dimentica quello su Balotelli ancor più evidente, nel secondo tempo).
Cosa è cambiato, dal 2002 al 2014? Che la storica arroganza dell’Italia (siamo i migliori del mondo in tutto, dal calcio al cibo alle macchine e via dicendo) è divenuta auto-fustigazione a tutti i costi.
C’è, in Italia, un racconto dell’Italia che si alimenta della continua descrizione di un Italia peggiore di quel che è (è il racconto nel quale sguazzano il grillismo, il berlusconismo e il renzismo, seppur in forme diverse).
Lo dico, per inciso, seduto in attesa di una visita medica in un paese il cui servizio sanitario è considerato eccellente, eppure ho dovuto fare una assicurazione privata, per non attendere una vita: quanti di voi ne hanno una, in Italia?
E, attenzione, questo non è il lamento di un nazionalista (tutt’altro).
E forse, il non esser mai stato nazionalista, mi aiuta a vedere come gli Italiani abbiano smesso di amare l’Italia a tutti i costi per odiarla a tutti i costi.
Se sia meglio, o peggio, non saprei. Certamente è segno dei tempi.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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