Mogherini, vince Renzi?

Catherine Ashton, di buono per l’Europa, che ha fatto?

Magari qualcuno si starà chiedendo, piuttosto, Catherine Ashton, chi è? Beh, poco di cui vergognarsi, l’Alto Rappresentate per gli Affari Esteri dell’UE non è stato un ruolo particolarmente pesante, finora. Catherine Ashton, insomma, di buono per l’Europa non ha fatto praticamente nulla. Ha fatto rappresenzanza, senza mai provare a costruire una politica estera comune. D’altronde, Catharine Ashton è britannica e, si sa, il Regno Unito, in Europa ci sta più per necessità che per convinzione e, meno forte l’Europa, più forte il Regno Unito (questo, almeno, han sempre creduto i conservatori e i Labour d’oltre Manica).

Le elezioni europee di pochi mesi fa, seppur senza stravolgere lo scacchiere politico, hanno dato alcuni segnali di cambiamento, belli o brutti che siano. Il PD Italiano è stato la sorpresa delle elezioni e, complice la contemporaneità del semestre di presidenza, Matteo Renzi si è trovato tra le mani (merito anche suo) un potere di negoziazione che nessuno aveva da parecchio tempo. La possibilità di indicare il nome per sostituire Catherine Ashton è stato uno degli effetti.

Ora, siccome l’Alto Rappresentante, per come son disegnati i trattati, ha un potere molto formale e poco sostanziale, in molti, tra gli europeisti convinti, pensavano che fosse il momento di scegliere una persona dal peso politico e personale, dalla rete di contatti, dalla credibilità tali da poter andare oltre le attribuzioni formali e, così, costruire progressivamente una politica comune estera. Questo sarebbe un tassello fondamentale per la costruizione di quell’Europa politica che è sempre più necessaria a che il progetto dell’UE non affondi per la stupidità della sua corrente costruzione economica. Il nome di Massimo D’Alema è stato sussurrato un po’ ovunque. Massimo D’Alema, infatti, ha una storia e una carriera politica che gli avrebbero permesso di catalizzare quel potere di cui quel ruolo ha bisogno, ha le spalle per sbattere i pugni sul tavolo davanti ai presidenti europei e non solo. Quando era ministro degli Esteri, l’Italia dettava la linea sulla politica estera europea (ricordate la crisi in Libano?). Ma altri nomi avrebbero potuto essere pensati (Emma Bonino, per fare un altro nome?).

La scelta di Renzi, invece, è stata dettata esclusivamente dalla volontà di mettere un “suo” e, così, “dimostrare” di contare come leader capace di “imporre” le proprie scelte. E ha avuto successo. Federica Mogherini sarà il prossimo Alto Rappresentante.

Federica Mogherini, bontà sua, ha fatto una pulita carriera da politico di scala nazionale con qualche esperienza internazionale, un cv che la intitolava come un adeguato ministro degli Esteri, nulla da dire (non che si sia distinta, nella pratica, soprattutto al confronto con la Bonino che l’ha preceduta). Ma tra gente come Angela Merkel, Barack Obama, David Cameron, per non parlare di tutto il mondo arabo, è una perfetta sconosciuta.

E questo spiega perfettamentee perché la Germania e il Regno Unito si siano “piegati” alla volontà di Renzi. Chi vuole che l’Europa rimanga una potenza zoppa, tutta economia e poca politica, infatti ha tutto l’interesse a che la situazione della politica estera rimanga quella che è: un ruolo di facciata e poi liberi tutti, ogni paese per la sua strada, seguendo i suoi interessi (come è stato in tutte le crisi principali negli ultimi anni).

Calano la testa, fanno credere all’Italia di aver vinto e, intanto, evitano per altri cinque anni il vero scontro, quello necessario, quello del ruolo dell’Europa, a partire dalla politica estera.

Vince Renzi?  Bravo, bis.

Intanto, perde l’Europa.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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