Sblocca Italia, contro i beni comuni

Sblocca Italia è un gran bel nome, niente da dire. Se c’è una cosa sulla quale son tutti d’accordo, quella è il fatto che, in troppi campi e temi, l’Italia è lenta, immobile, invischiata in burocrazie barocche e inefficienze.

Insomma, siamo tutti d’accordo che ci son tanti temi sui quali una bella iniezione di lubrificante non possa che far bene. A me vengono in mente, a prima botta: energie verdi, politica regionale e distretti industriali (come negli anni ’90), fondi europei, ricerca, rigenerazione urbana, rigenerazione territoriale e riqualificazione del patrimonio costruito. Tutti temi nei quali maggiore investimento pubblico sarebbe utile, ma è proprio indispensabile almeno un miglioramento dei processi, attraverso semplificazione e attenzione del settore pubblico.

E allora non si poteva che salutare con gioia un decreto come lo Sblocca Italia. A seguito della presentazione in pompa magna ho scoperto che i temi giudicati prioritari, beh, non erano esattamente quelli che mi aspettavo io: ma, si sa, sarei presidente del Consiglio se fossi io a decidere. I “10 punti per far ripartire il paese” sono: cantieri per le grandi opere, la banda larga, il dissesto idrogeologico (almeno su questo, siamo in sintonia), export e energia (ma no, non verde, almeno non solo).

Fin qui, ognuno ha le sue idee sulle priorità. Eppure, c’è un eppure. Anzi due. Uno che ha a che fare con la politica del territorio e uno che ha a che fare con i servizi pubblici. Tutti e due hanno a che fare con i beni comuni.

Primo, le modifiche sulle disposizioni che riguardano il demanio pubblico (aree ed edifici pubblici). Con lo Sblocca Italia saranno solo imprese e società di gestione a poter proporre progetti di uso dei beni demaniali, mentre associazioni, movimenti e comitati sono esclusi. Non solo, i processi di vendita e concessione sono approvate dal ministero e i comuni sono, quindi, obbligati a modificare i loro piani regolatori a posteriori. Più veloce il comune, più soldi riceve: con bella pace dei tempi necessari per politiche di partecipazione locale. È in ballo, quindi, la privatizzazione e ri-centralizzazione del processo di pianificazione dei territori demaniali, con la esclusione dei poteri locali, da un lato, e con la prevalenza dell’interesse edificatorio e speculatore sul bene comune dall’altro.

Secondo, ricordate i referendum del 2011? Quelli che avevano deciso che non si potesse obbligare i comuni a privatizzare i servizi essenziali? Bene, dimenticateli, con lo Sblocca Italia, i comuni saranno obbligati a privatizzare o quotare in borsa. Nota Marco Bersani che si va ben oltre la “obsoleta privatizzazione dei servizi pubblici locali”, verso “la loro diretta consegna agli interessi dei grandi capitali finanziari, che da tempo attendono di poter avviare un nuovo ciclo di accumulazione, attraverso “mercati” redditizi e sicuri (si può vivere senza beni essenziali?) e gestiti in condizione di monopolio assoluto (per un solo territorio vi è un solo acquedotto, un solo servizio rifiuti)”.

Bersani suggerisce che, sul tema dei servizi, Renzi si dimostra più neo-liberista dello stesso Berlusconi. Ed è difficilmente negabile. E sulle cartolarizzazioni, nemmeno Tremonti si era spinto a tanto. In generale, si usa la retorica dello “sbloccare” per far ben altro, spostare il processo decisionale nelle mani di pochi: non semplificare, ma normare in favore del capitale e contro l’interesse comune.

Riflette Monica Pasquino:

È una politica che procede incontrastata da decenni di liberismo, nonostante il lavoro di movimenti e associazioni, spesso senza rappresentanza politica, che promuovono pratiche di valorizzazione e difesa di beni comuni. Sarebbe stato più onesto chiamarlo lo Svendi-Italia….

Quello che più sconcerta è il fatto che politiche di erosione e smantellamento dei beni comuni siano portate avanti mentre le sinistre di tutta Europa pensano ai beni comuni come il tema da cui ripartire.

Sconcerta che politiche contro i beni comuni siano promulgate da un governo il cui premier è espressione di un partito il cui ultimo slogan elettorale era… “Italia Bene Comune“!

Chissà, magari era a questo che si riferiva la rottamazione.

La rottamazione dei beni comuni.

 

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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