Una ideologia conservatrice, come il premier

L’articolo 18 è una bandiera ideologica? Soltanto una bandiera ideologica? E in che senso?

L’uso del linguaggio, ancora una volta, è molto utile a rivelare quel che succede dietro la retorica. Ricordate il 2002? La maggiore manifestazione della storia d’Italia? 3 milioni di persone invasero pacificamente Roma, per difendere l’articolo 18 che il governo Berlusconi voleva cancellare. Oggi, invece, che l’articolo 18, già ridimensionato dal ministro Fornero, lo vuole cancellare il governo Renzi, le opposizioni sembrano limitarsi a una piccola parte dello spettro politico e ad una confederazione sindacale (la CGIL) su tre.

Eppure, chi è favorevole all’abolizione (due sindacati su tre, praticamente tutto l’arco parlamentare, tutte le destre, il centro e gran parte del PD) parla della necessità di abattere una bandiera ideologica. Come se, di fatto, questa non fosse già abattuta, nella riduzione ad una fragile minoranza di chi pensa che l’articolo 18 sia un diritto da difendere.

Altro discorso, quello per cui l’articolo 18 (e chi lo difende) serve a proteggere una minoranza di privilegiati, lasciando gli altri “fuori”. Eppure, l’articolo 18 copre ancora la maggior parte dei lavoratori (erano il 65% nel 2006, ora saranno un po’ meno, grazie alla progressiva precarizzazione del lavoro).

Insomma, sembra proprio che l’articolo 18 sia una bandiera ideologica, ma al contrario, e sventolata da chi lo vuole abolire. Renzi offrirà questa bandiera all’Europa, per essere accettato come bravo studente; le destre la offriranno al loro popolo, come ennesimo successo nella lotta contro il lavoro e a favore del capitale.

E, proprio perché concordo, al contrario, che si tratti di una barriera ideologica, sono disponibilissimo a parlare della sua abolizione. Ma parliamone sul serio.

Per esempio, io non sono un gran fan del reintegro. Non so se sia interesse dello stesso lavoratore essere riassunto in un luogo nel quale, evidentemente, non è desiderato. Per esempio, se invece del reintegro si comminassero sanzioni pari a 5-10 anni di stipendio, probabilmente si penserebbe due volte a licenziare senza alcuna ragione.

Ma il punto principale, articolo 18 o meno, è il mercato del lavoro che si vuole creare. In un supermercato delle forme lavorative (cococo, cocopro, finte partite iva, decine di contratti parasubordinati e affini) è vero che l’articolo 18 riesce a proteggere solo alcuni. Ma è falso che la sua abolizione venga a progettere gli altri. Semplicemente, rimarremo con la precarietà più totale, che si estenderà anche a quelli coperti dal 18. Per questo fa rabbia sentire i “non protetti” scagliarsi contro l’articolo 18, come se lo stare peggio di alcuni significhi star meglio loro.

Vogliamo abolire il 18? Bene, facciamolo.

Introduciamo un reddito di cittadinanza che ci liberi dalla schiavitù degli stage non pagati, ci permetta di accettare solo lavori dignitosi e permetta anche a chi è licenziato a 50 anni di non essere rovinato.

Eliminiamo tutti i contratti parasubordinati: chi è dipendente, sia dipendente, chi è un libero professionista lo sia per scelta, non per obbligo.

Controlliamo l’applicazione dei contratti: se sei un dipendente e sei pagato a partita IVA, la impresa che così ti assume sia costretta ad assumerti in maniera civile o a pagarti un congruo indennizzo.

Inseriamo un salario minimo (siamo uno dei pochissimi paesi in Europa che non ce l’ha).

Aumentiamo le tasse sui contratti precari e abbassiamole su quelli permanenti, e mettiamo un salario minimo più alto sui contratti precari: diventi conveniente per l’impresa assumere a tempo indeterminato e, invece, per il lavoratore lavorare a tempo indeterminato, se vuole (ovvero diventi vera flessibilità, lavori per meno tempo, ma guadagni meglio).

Si tratta di una agenda politica folle? Non credo, non credo affatto. Semplicemente, si tratta di una agenda politica che rimette al centro il lavoro, la sua dignitá, la sua importanza. Si tratta di una agenda politica per la quale possiamo fare a meno dell’articolo 18.

Si tratta di una agenda politica di sinistra, basata parzialmente su una ideologia (il lavoro al centro) e soprattutto su considerazioni ragionevoli.

Perché ideologica tout court è la abolizione del 18, così, pur di abolirlo.

Ed è una ideologia di destra, neoliberale.

Conservatrice, caro premier. Come lei.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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