Quale crisi italiana?

Sono strani i sentimenti, individuali e popolari. Per dire, mai stato nazionalista, io. Sarà che son cresciuto in una famiglia che tra internazionalismo, femminismo, alter-mondialismo, localismo, ma mi son sempre sentito prima cittadino del mondo che italiano, prima europeo che Italiano, prima siciliano che italiano. E questo in un paese nel quale il nazionalismo, un nazionalismo strano fatto di orgoglio individuale più che di organizzazione politica, è sempre stato fortissimo.

Ormai, però, son trent’anni che l’Italia galleggia in una crisi sociale e culturale che affonda le sue radici nella televisione commerciale, nella transizione da una società industriale ad una consumista, nella fine dei grandi partiti e delle grandi narrazioni.

Sarà per questo, forse, che una crisi economica che, per un paese come l’Italia potrebbe essere, ed è, una questione passegera, al limite un’opportunità viene vista e raccontata con un’aurea di fine del mondo (di quello italico) che ha, a ben vedere, dello sconcertante.

Sarebbe forse opportuno separare due questioni.

Da una parte, lo scollamento socio-economico, la crescita delle diseguaglianze e l’impoverimento culturale. Queste son evidenze, in mille e una dimensioni. Ma son dimensioni che non nascono nella e con la crisi economica: nascono dal successo globale del neoliberismo a partire dagli anni ’80, nella riduzione del welfare che in Italia inizia negli anni ’90 e diventa sistematico negli anni ’00, quelli di Berlusconi al potere. La crisi economica e, soprattutto, le risposte a quella, semmai li acuiscono.

Dall’altra parte, la supposta fine dell’Italia come “grande” paese. Qualche giorno fa, in qualche talk show, qualche supposto intellettuale, tranciava: “l’Italia, ormai, è un piccolo paese, un paesello periferico”. Una idea, ormai, diffusa, egemone. Ma sostanzialmente una bufala. E, più grave, una bufala che è utile a chi vuole peggiorare lo scollamento sociale.

Basta dare un’occhiata alla lista del prodotto interno lordo dei primi 20 paesi al mondo (dati IMF): per carità, non che ami il PIL, ma dà una misura della “dimensione” economica di un paese. L’Italia è, noi tutti siamo, sempre lì, tra i primi 10 al mondo, ed è destinata a rimanerci. Per dire, mentre si fa un gran dire di Putin come il padrone del mondo, l’Italia ha, è continuera ad avere, un’economia maggiore della russa!

E sta lì nonostante non abbia le risorse (territoriali, naturali) della gran parte dei paesi di quella lista.

Forse, quindi, è il caso di riguardare ai discorsi che facciamo. E non per ritornare ad un nazionalismo inutile. Ma per capire quali sono i problemi, quale è la “crisi”: che non è una crisi economica (non tanto una crisi economica), ma una crisi sociale e culturale che ci tiriamo dietro da 30 anni.

E che non è vero che per uscire dalla “crisi economica” dobbiamo continuare ad acuire la crisi sociale e culturale, peggiorando le condizioni dei lavoratori, tagliando il welfare.

Perché, a ben vedere, significherebbe intensificare un problema enorme per risolverne uno tutto sommato marginale.

GDP IMF 2014

National GDP. Source: wikipedia.com. Data IMF.

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Informazioni su Simone Tulumello

Researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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2 risposte a Quale crisi italiana?

  1. fausto ha detto:

    “….l’Italia ha, è continuera ad avere, un’economia maggiore della russa!…”

    Certo. Il gioco funziona così: vai a comprare un kg di pane dal fornaio a Mosca o a Milano, e a Milano lo paghi cinque volte rispetto a Mosca. Quando si fa la conta della somma “risorse e impieghi”, non si contano mica i kg di pane: si contano i dollari spesi al tasso di cambio di riferimento. Basta giocare con i tassi – di cambio e di sconto – e la magia è servita: ma è una magia temporanea, non dura in eterno.

    Tra poco il valore delle risorse fisiche (in estinzione) dovrà tornare a dominare il panorama. In quel momento scopriremo quale sia il rapporto dimensionale effettivo tra noi ed i russi. Putin lo sa, e aspetta senza fare nulla. Il problema grosso è che molti europei non hanno affatto compreso perché stia aspettando senza muovere un dito.

    • Simone Tulumello ha detto:

      È un po’ diverso di così, e non solo perché, ad esempio, la bilancia commerciale non si fa in chili di pane ma in dollari. Concordo, si, che il PIL è solo una misura parziale. Ma dice alcune cose. Una di queste è che l’Italia, pur senza alcuna riserva naturale, è un paese ricco.
      E la Russia, nella storia, si è sempre creduta più grossa di quel che era. Ed è sempre finita a terra, per questo

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