Egemonie culturali, da Gramsci all’Unità

Una quindicina di giorni fa, ricevevo un pacco con gli ultimi libri che ho comprato. Uno dei due è l’inizio di un grande ritorno al passato, che era un po’ che volevo fare. Recentemente, tra letture di lavoro e di piacere, tra blog e articoli di ricerca, il termine “egemonia” spuntava in maniera ricorrente e mi chiedevo se fosse l’ora di andare alla radice degli studi sullo sviluppo diseguale.

Se fosse l’ora di leggere Gramsci, insomma. Gramsci, però, è un osso duro da afferrare e ho colto l’occasione degli sconti su Pluto Press per iniziare da chi prova a ‘districare’ [unravel] Gramsci per capire se e come sia utile oggi. E ho comprato Unravelling Gramsci di Adam David Morton.

No, non è un post sulle mie letture, questo. Ma su come le piccole cose della vita spessino rimbalzino con le storie, e la storia, di tutti noi. L’Unità, il giornale, l’ha fondata Antonio Gramsci 80 anni fa.

Sappiamo tutti cosa sia successo negli ultimi anni, con la progressiva auto-marginalizzazione del giornale, fino alla chiusura. Ora, la nuova dirigenza PD ha deciso che il marchio “l’Unità” è nuovamente utile. Le feste del PD son tornate a chiamarsi de l’Unità e si è deciso di riaprire il giornale. Restava da trovare un acquirente.

E sembra averlo trovato.

Guido Veneziani, editore di riviste come “Miracoli”, “Vero” e “Stop”. Che ha da poco dichiarato voler fare dell’Unità un “giornale popolare”. Ma senza foto di donne nude. Però, certo, “se becchiamo la fidanzata di Berlusconi nuda la pubblichiamo”.

Insomma, è un mondo strano. In giro per il mondo, i grandi pensatori critici e di sinistra trovano negli scritti di Gramsci un’insieme di idee e concetti utili, utilissimi a capire il mondo d’oggi (la Pluto Press, tra le più importanti case editrici progressiste al mondo ha una serie dedicata a Gramsci). In Italia, dove il pensiero di Gramsci più ha significato e potenza, la tradizione culturale della “nuova sinistra” egemone, in nome dell’utilità di un “marchio” non si fa specie a fare del grande quotidiano fondato da Gramsci un quotidiano “popolare” (nel senso più miserabile del termine).

Chi sa, forse semplicemente, sono io che sto cadendo fuori dalla storia.

Non credo, però. Perché le mode passano, la cultura pop-trash passa. Le idee restano, così come le contraddizioni del mondo in cui viviamo. Sono le egemonie culturali che dominano e, quella neo-liberale, sembra, al momento, inattaccabile.

Non credo, insomma, che Gramsci si rivolti nella tomba. Probabilmente annuisce: in fondo, lo sapeva già. Come sa che tutte le egemonie, prima o poi, vengono sostituite da altre.

Speriamo migliori di questa.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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