L’Italia che odia

C’è un Italia che non può piacere a chiunque ami l’umanità, intesa come razza (quella umana), come concetto, come obiettivo.

C’è un Italia minoritaria ma robusta, in crescita nella sua capacità di espressione pubblica, un’Italia che, per svariate ragioni diverse, odia.

Odia per paura, odia per ignoranza, odia per menefreghismo, odia per interesse. Mille radici diverse per uno stesso sentimento, il disprezzo, il rifiuto, l’odio di quello che non si riconosce come simile a se stesso.

C’è l’odio per stranieri, minoranze e credenti in “altre” religioni che si fonda sulla ignoranza e viene alimentato da una politica immonda. Quell’odio che rimbalza dalle periferie di Roma a quelle di Napoli, che trova in Rom, Sinti e Caminanti il suo bersaglio preferito. Bersaglio di veri e propri pogrom, di roghi medievali (qui, uno degli utlimi).

Un odio facile,questo, che semplifica, che permette di tralasciare i problemi reali (perché l’Italia sta male, da dove viene la crisi culturale ormai trentennale e quella economica che morde) per scaricarli sugli “zingari”, i “rifugiati”, o il prossimo bersaglio.

Poi c’è un altro odio, anche questo basato sull’ignoranza, su una versione ridicola della religione cattolica. Un odio contro l’amore, nelle forme che non si riconoscono come la propria.

Famiglia Cristiana ha una storia importante. Ha sempre rappresentato le posizioni di parti anche serie della tradizione cattolica. Fa ancor più impressione vedere articoli che spiegano come difendersi dall'”indottrinamento del gender”.

Questo è un odio che rifiuta la scienza per organizzare reazioni contro chiunque provi a spiegare ai bambini che l’amore è quel che conta. Un odio contro le stesse radici della religione cattolica!

Si tratta, lo sappiamo, anche di forme di odio anti-storiche. L’Italia non avrebbe alcun futuro senza le energie e le idee di chi viene da fuori (e ne avrebbe bisogno molto di più) e la apertura della società alle forme di amore sempre esistite ma spesso proibite è un processo inarrestabile. Da qui l’odio, di chi sa di essere fuori dalla storia, da chi pretende di dominare quello che non può controllare.

E per questo ancor più pericoloso, perché è un odio disperato, senza possibilità di vincere, un canto del cigno di chi è destinato a scomparire: e quindi ancora più aggressivo e violento.

Un odio che ci tocca spazzare via, momento per momento, parola per parola. Perché, prima di scomparire, può trascinarci in burroni come quello degli anni più bui della storia d’Italia. Perché anche il fascismo è nato dall’odio, è nato dell’odio.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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