Violenza sulle donne, Italia e Europa

Qualche giorno fa si è celebrata la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Non amando le robe ad effetto, che puntano sui fattori emotivi, ed avendo visto tanta roba del genere su internet, ho preferito aspettare qualche giorno, per rifletterci un po’.

E vorrei riflettere un po’ su un dato che mi aveva sinceramente stupito, pubblicato da Goffredo Adinolfi e che ho ri-bloggato, tra altri, la settimana scorsa. Il dato era il confronto, al livello europeo, dei tassi nazionali di femminicidio, ovvero il numero di donne morte per omicidio in rapporto alla popolazione.

Vorrebbe luogo comune che il “sud” d’Europa, terra di maschilismo e sciovinismo, fosse anche il luogo dove più violenza sulle donne esista. E, invece, Italia, Spagna e Grecia sono tra i paesi con meno omicidi di donne, e il Portogallo sta in media europea. E, insospettabilmente, il sud non è surclassato, in questa terribile graduatoria, solamente dai paesi dell’est europa, ma anche da molti paesi del centro e nord: Lussemburgo, Finlandia, Olanda, Belgio. Al confronto con l’Italia, solo in Irlanda e Regno Unito si trovano meno femminicidi.

Sono andato a cercare, quindi, altri dati più approfonditi, grazie al primo sondaggio europeo condotto dalla Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali. Dati che confermano, su svariate dimensioni, che il sud e l’Italia siano tra i paesi con meno violenza sulle donne (tra le dimensioni, violenze sessuali, violenze psicologiche, comportamenti persecutori, molestie sessuali). E, anche se su dimensioni come “violenza psicologica” e “molestie sessuali” alcune differenze possono essere dovute ad una differente sensibilità (non tutto quel che è considerato molestia nel paese X lo è per forza nel paese Y), i dati rimangono consistenti con quello dell’omicidio, che è considerato unanimemente il più attendibile per le comparazioni internazionali (non esistono omicidi non denunciati, praticamente).

Sinceramente, non me lo aspettavo. E vorrei metter su carta due ragionamenti.

Primo. Dovremmo forse rivedere la concezione che abbiamo del sud maschilista? Altrimenti, come si spiega che dove si trovano più comportamenti machisti e, ad esempio, discriminazione economica/sociale, ci sia anche meno violenza? Credo che le due cose vadano insieme. I paesi del sud SONO più maschilisti di quelli del nord ed esiste, in Italia come in Spagna o Portogallo, più discriminazione economica e sociale delle donne rispetto agli uomini (ad esempio nell’accesso al lavoro, nella possibilità di fare carriera, nelle retribuzioni). Ma esistono anche reti sociali (come quelle della famiglia) che smorzano e prevengono la violenza, al confronto di altre società. Invece, spostandosi verso il nord, ad una maggiore uguaglianza formale corrisponde anche una maggiore atomizzazione sociale, maggiore solitudine, prevalenza del valore economico su quello umano (e grazie a Goffredo Adinolfi e Roberto Falanga per una chiacchierata su questo tema). Tutti fattori che, invece, si collegano con una maggiore incidenza di violenza, anche contro le donne.

Secondo. Questo vuol dire “niente, abbiamo scherzato, tutto a posto in Italia?”. Per nulla. Non esiste violenza accettabile, soprattutto quando la violenza avviene dentro le pareti di casa (come succede quasi sempre nei casi di violenza contro le donne). Ma, se l’obiettivo è affrontare il problema e superarlo, forse, e i dati disponibili sembrano dimostrarlo, il punto non è solamente affrontare il tema della discriminazione di genere (altrimenti non si spiegherebbe la maggiore violenza dove questa è minore). Piuttosto, servirebbe capire in che maniera complessa le questioni sociali, culturali ed economiche si intreccino con le questioni di genere.

E’ un tema complesso, e non ho certamente soluzioni.

Ho, però, la certezza che anche su questo tema, spesso, troppo spesso, in Italia abbiamo una narrazione sbagliata, se non falsa. Una informazione che non aiuta a capire quello che succede veramente.

E quindi, come possiamo migliorare.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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7 risposte a Violenza sulle donne, Italia e Europa

  1. arabafelicissima ha detto:

    Mi sono posta le tue stesse domande e una risposta, seppur sicuramente parziale, me la sono data. A mio avviso, ciò che scatena la follia omicida è la volontà della donna di affrancarsi dal giogo del proprio uomo (quando e se il giogo c’è). Quindi i femminicidi avvengono di più dove le donne maggiormente OSANO ribellarsi. Nel sud Europa e ancor più nel sud Italia, ancora troppo spesso si subisce in silenzio, non si denunciano altri tipi di violenza del partner (sessuale, psicologica, fisica). Ci si salva la pelle sacrificando, in cambio, la propria anima e la propria dignità…

    • Simone Tulumello ha detto:

      Grazie del commento Arabafelicissima e grazie per aver aggiunto una ulteriore dimensione. Probabilmente la questione della ribellione al soggiogamento può spiegare parte del tema.
      Eppure non credo possa spiegarlo completamente, soprattutto in relazione ai paesi nordici dove, per l’esperienza che ho, non esiste alcun giogo, anzi, ormai il “maschio” tende ad essere una creatura più debole della femmina: insomma, non credo ci sia ribellione, in quei contesti, mancando la ragione della stessa…

      • arabafelicissima ha detto:

        Sì, infatti avevo premesso che può essere una parziale spiegazione. Ovviamente il fenomeno è molto complesso e non può essere liquidato in “quattro e quattr’otto”… Ma credo che in Italia questa evoluzione culturale sbilanciata, tra uomo e donna, sia una componente tutt’altro che trascurabile… Poi ci sono le emulazioni… Temo che, nonostante (o forse anche a causa di) tanta attenzione sull’argomento, il fenomeno sia destinato a peggiorare.

  2. L’ha ribloggato su angelakarolinepantaleoertlere ha commentato:
    nelle nazioni ad alto tasso alcoolico sin dall’adolescenza la violenza è un segno di grande disagio.

  3. M. ha detto:

    In Italia (come tutti i paesi del sud maschisti) la violenza è più bassa perchè le donne per vergogna e accettazione culturale denunciano meno. Poi molti paesi hanno un osservatorio sui femmicidi e violenze, l’Italia non ce l’ha ancora quindi è difficile comparare e sapere quante sono le vittime. E’ chiaro che in Italia sembrano meno se non vengono contate :)

    • Simone Tulumello ha detto:

      Attenzione che i dati del relatorio non si riferiscono a crimini denunciati ma ai risultati di sondaggi di vittimizzazione, per i quali la “paura” di denunciare ha un ruolo molto minore (per non dire nullo). Concordo che su certi tipi di violenza la ritrosia a denunciare possa essere deciviva – mi riferisco soprattutto alle piccole violenze sessuali. Ma, ad esempio, sui tassi di omicidio non esistono “dark numbers” (crimini non denunciati) e sappiamo con certezza che i femminicidi sono meno al sud che al nord. Questo, di converso, suggerisce che anche i minori tassi di violenza su altri tipi di reati possano essere (almeno in parte) credibili.
      In sintesi, che al sud ci sia meno “violenza” fisica sembra essere incontestabile. Possiamo ragionare sul perché- Secondo me una delle ragioni è che comunque abbiamo società meno atomizzate e polverizzate che al nord che garantiscono un maggiore controllo sociale della violenza – e in parte sono anche la ragione della permanenza di un maschilismo strutturale e spesso istituzionale.
      Io credo che sarebbe importante incominciare a guardare alle nostre società per come sono realmente (mentre troppo spesso le guardiamo secondo luoghi comuni inverificati) e ci occupassimo, quindi, di risolvere i problemi e, allo stesso tempo, capire quali problemi sono, da noi, meno problemi che altrove

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