Sicilia: crisi o economia politica?

Fondazione RES ha appena pubblicato sul suo sito il più recente numero di Congiuntura RES, prodotto informativo semestrale che fa il quadro dello stato della “crisi” economica in Sicilia.

Il 2014 sembra aver portato la fine della recessione, perché per la prima volta dal 2007 il PIL non è diminuito (è rimasto costante) e dal 2015 è attesa una crescita, per quanto timida dell’1,5%. Eppure, la crescita non porterà un incremento dell’occupazione, non durante il primo anno. Dal comunicato stampa:

Il quadro offerto dal modello di previsione della Fondazione RES, basato sui dati disponibili a fine gennaio, presenta condizioni più critiche rispetto a quanto espresso nello scenario dello scorso luglio. Il 2014, in sostanza, sarebbe il punto di arresto di un processo recessivo che dal suo avvio, identificabile nel 2007, ha visto una caduta del Prodotto lordo superiore al 13%, del valore aggiunto industriale del 7%, delle costruzioni dell’11%, dei servizi del 14% ma, soprattutto, un crollo del 41% degli investimenti in macchinari e attrezzature e del 19% di quelli in costruzioni e la chiusura di quasi 25 mila imprese attive.

Dal report, si scopre che le provincie più colpite dalla crisi sono Agrigento, Trapani, Caltanissetta, Enna e Catania, proprio quelle provincie che, fino all’inizio degli anni 2000 stavano iniziando a costruire un processo di sviluppo locale, che viene così arrestato e smantellato. Le provincie che hanno tenuto meglio sono Palermo (grazie alla presenza del lavoro pubblico), Ragusa e Siracusa (grazie a tessuti industriali più robusti e orientati all’esportazione da più tempo).

Si tratta di dati impressionanti, che hanno una dimensione del tutto paragonabile agli effetti della crisi in Portogallo, Irlanda e Grecia, e che non hanno prodotto il disastro finanziario nazionale solamente grazie all’esistenza delle regioni del nord che, invece, hanno tenuto botta.

Il tema di un qualunque governo minimamente ragionevole dovrebbe essere la questione meridionale, il rilancio dell’economia del sud, a partire dalla Sicilia. Invece, a Roma, è silenzio, perché le preoccupazioni sono ben altre. E nulla è cambiato, in questa prospettiva, tra i governi Berlusconi, Monti, Letta e Renzi.

Ci si chiede, a questo punto, se si tratti di totale incapacità del “blocco centrale” che ormai governa l’Italia consecutivamente dal 2011, oppure di una precisa strategia: una economia politica che miri a creare un’Italia sempre più bipolare, con una parte dipendente dall’altra, una parte, il Mezzogiorno, sempre più semplice risorsa da sfruttare, nella migrazione di giovani qualificati, nel turismo, nell’agricoltura sempre più nelle mani dei grandi gruppi, nello sfruttamento delle risorse petrolifere, e così via.

Fare, alla scala nazionale, quello che l’Europa sta facendo con Grecia, Portogallo, Spagna e, in parte, Italia.

Annunci

Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
Questa voce è stata pubblicata in politica, Sicilia e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...