Farsa: Renzi e l’università italiana

Diceva un uomo estremamente saggio che la storia si ripete sempre, prima come tragedia, poi come farsa. E, sebbene le previsioni di quell’uomo saggio su chi ci avrebbe liberato dal capitalismo, ahimé, erano drammaticamente sbagliate, nella componente sulla irredimibilità del capitalismo quelle previsioni si avverano ogni giorno. Non sembra del tutto sbagliato, insomma, guardarci intorno secondo la prospettiva di quell’uomo saggio.

Ora, una tragedia, secondo questa prospettiva, potrebbe benissimo essere la maniera nella quale, a partire dagli anni ’80, si è andata ristrutturando l’università pubblica nel Regno Unito, trasformandola progressivamente da luogo di creazione di educazione e idee in luogo di competizione spietata, in cui le idee venivano sempre più sostituite da “prodotti” da poter contabilizzare in cambio di fondi. Non è un caso se è nelle scuole più “blasonate” di quel mondo che teorie completamente sballate come l’austerità sono nate, ad esempio. Eppure, il sistema universitario inglese, sebbene ormai più simile ad un mercato che ad un luogo di conoscenza, è un sistema forte e coerente con le sue proprie regole – detta le regole al mondo, anzi.

La farsa, quindi, viene tardi, e in altri luoghi. Negli ultimi 15 anni, in Italia, si sono andate introducendo componenti “stile anglosassone” nell’università: la trasformazione dei corsi in brevi pacchetti di informazioni da spendere immediatamente sul mercato (i 3+2); la introduzione della “meritocrazia”, ovvero tagli giustificati da meri parametri quantitativi che valutano poche componenti della vita accademica.

La balcanizzazione conseguente, nella lotta per accaparrarsi i pochi fondi. Perché, se nella tragedia inglese, almeno, il finanziamento alla ricerca é garantito (perché gli amici inglesi sanno che la ricerca fa sviluppo economico), nella farsa italiana, si scimmiottano i metodi ma si mette meno di metá dei fondi (si, l’investimento in ricerca italiano è meno di metà di quello inglese).

L’ultimo attore di questa farsa è, inevitabilmente, il nostro presidente del consiglio che dello scimmiottare la “terza via” anglosassone ha fatto mestiere. Ci sono università di serie A e serie B, ha detto, dobbiamo farle competere tra loro (come se non lo facessero già) e dobbiamo ridurne il numero (“non le possiamo portare tutte e 90 nella competizione globale”). Il presidente dimentica un dettaglio, va da sé: che l’università italiana, secondo gli standard “meritocratici” che tanto gli piacciono, è tra le più produttive al mondo (la terza dopo UK e Cina). Quindi, al massimo, si tratta di università di serie A e serie A+. Ma, si sa, nella farsa si scimmiottano i metodi (privatizzare, balcanizzare, far competere) senza garantire gli strumenti di base per la competizione (fondi!).

Ma tutto questo risulta ancor più farsesco per le notizie recenti che vengono dal Miur. Il fallimento del programma SIR, che dovrebbe finanziare in maniera competitiva progetti eccellenti (e solo progetti eccellenti, in nome della meritocrazia) di giovani ricercatori dimostra ancora una volta la totale inadeguatezza del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Per dire, si è contattata la organizzazione che doveva fornire i valutatori quando il bando era già lanciato e si è scoperto che questa non avrebbe fornito i valutatori alcuni mesi dopo la scadenza. Un dilettantismo che ha dell’indicibile.

Ora, ci si chiede da quale pulpito una istituzione (il governo) che non è in grado di garantire uno straccio di normalità nelle pratiche dei propri uffici possa arrogarsi il diritto di stroncare un’altra istituzione (l’università) che dipende per la propria sopravvivenza dalla normalità delle pratiche della prima. Ovvero, ti rendo impossibile lavorare e, insieme, ti dico che non sai lavorare.

Ti schiaffeggio e ti rimprovero perché ti sei fatto male (in Sicilia abbiamo altri e più folcloristici modi di dirlo).

Una farsa, neoliberista de noartri.

Presidente Renzi, a volte il silenzio è l’unico modo per non dimostrare di esserci.

 

ps.: l’uomo saggio è Karl Marx, se ve lo stesse chiedendo

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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