La deriva autoritaria della governance nell’era Renzi

In questo breve ma incisivo post, Goffredo Adinolfi commenta la riforma del sistema politico italiano verso il plebiscitarismo e l’opacità. Non molti, forse, ricordano che il sistema delle due camere sia stato spesso provvidenziale perché l’opinione pubblica potesse influire sul processo legislativo, richiedendo (e spesso ottenendo) la eliminazione di commi, commicini e titoletti che, a volte, sono apparsi da chissà dove. Il caso più recente è, ad esempio, la famosa depenalizzazione della frode fiscale al di sotto del tetto del 3% delle tasse pagate, che avrebbe, tra l’altro, favorito Silvio Berlusconi.

Ora, non si può non notare come questo sistema di governance, basato sull’accentramento del potere in una figura forte e la diluizione degli organismi di controllo, sia il marchio più evidente del lavoro del governo Renzi, come evidente in molti i campi.

Ad esempio nella riforma Rai dove diviene centrale un amministratore unico nominato dal governo, con il paradosso che, dicendo di voler togliere la Rai ai partiti (ovvero al parlamento), la si consegna AL PARTITO (il partito di governo che avrà la maggioranza assoluta grazie all’Italicum).

Altro esempio è la riforma della scuola, dove diverrà centrale il ruolo del preside, una sorta di mega-manager che può scegliere gli insegnanti e premiare quelli più meritevoli. Anche qui, una mossa di assoluta opacità: a prescindere dal tema generale sulla meritocrazia (tema rispetto al quale sono parecchio scettico), è buona pratica che le valutazioni meritocratiche siano delegate a enti esterni e indipendenti. Invece, in questa proposta, il merito viene valutato all’interno della stessa istituzione scuola, avvicinando in maniera pericolosa valutatore e valutato – con la creazione di evidenti conflitti di interesse.

Insomma, il marchio di fabbrica delle riforme Renzi sembra proprio essere una trasformazione di ogni settore della vita pubblica verso forme aziendalistiche e padronali, la eliminazione degli equilibri decisionali in favore di forme autoritarie in cui è centrale la presenza di uomini (o donne) “forti” – e anche lo storico Giuseppe Casarrubea, assolutamente poco atto alle esagerazioni, vede dinamiche autoritarie in corso.

Sembra sempre più urgente la definizione di un campo della sinistra in Italia, una sinistra che possa fare opposizione vera (e non le pagliacciate leghiste o a cinque stelle) a questo disegno politico economico.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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