Videosorveglianza, dibattito e il silenzio della sinistra

Un anno e alcuni mesi fa, scrissi su Rosalio un post sulla diffusione dei sistemi di videosorveglianza a Palermo, con l’obiettivo di stimolare un po’ di dibattito su un tema che, a prescindere dal giudizio che se ne fa, meriterebbe essere trattato in una maniera meno oscura di quanto non sia. In quel post notavo come

[si stesse implementando] un sistema approvato da un Programma Operativo Nazionale senza alcun dibattito pubblico – nè da parte della amministrazione che approvò il progetto, quella precedente, nè di quella che lo sta implementando, questa.

Devo dire che, su Rosalio, ci fu un po’ di dibattito costruttivo, un confronto tra opinioni diverse, spesso opposte, in maniera civile e anche costruttiva.

Purtroppo però, nei mesi che sono seguiti, nessun dibattito pubblico è seguito sul tema. La implementazione del PON sicurezza è proseguita nel silenzio assoluto e, adesso, 160 scuole e alcuni “quartieri a rischio” vedranno l’attivazione di nuovi sistemi di videosorveglianza.

Io mi sento di dire, e con profonda tristezza, che questo sia un enorme fallimento della amministrazione Orlando, e soprattutto delle sue componenti di sinistra, per due ragioni.

Primo, e rimanendo sul tema della necessità del dibattito, la amministrazione, una amministrazione che dice di avere intenzione di aprire i processi decisionali alla partecipazione pubblica (e esiste un assessorato alla Partecipazione di cui ha responsabilità Giusto Catania) non ha in alcuna maniera sottoposto questo processo al dibattito pubblico. Pur trattandosi di un tema controverso, nel quale i temi della sicurezza, della privacy, dei diritti individuali si sovrappongono in maniera complessa e conflittuale, non si sono implementati processi di partecipazione e nemmeno informato la cittadinanza dei benefici attesi e dei costi – nel senso della riduzione di privacy e diritti che la videosorveglianza implica.

Secondo, e in senso più “politico”, credo sia un fallimento di una amministrazione che si dice di sinistra il replicare in maniera del tutto acritica pratiche tipiche dei peggiori e più retorici approcci di destra alla sicurezza. Esistono montagne di studi che dimostrano come la videosorveglianza non serva a prevenire il crimine e come, invece, sia uno strumento di esclusione per alcuni gruppi sociali (quelli più deboli) e di riduzione dei diritti individuali. Se una amministrazione di sinistra ritiene che la sicurezza sia una priorità, si dovrebbe avere il coraggio di affrontarla in maniera complessa e olistica, ricorrendo, nel caso, alla videosorveglianza, come uno strumento all’interno di una più ampia politica che punti alla risoluzione dei problemi sociali e alla rivitalizzazione delle aree “problematiche”.

Invece, nulla di tutto questo, ma più videocamere come nella tradizione delle amminsitrazioni leghiste e destrorse degli ultimi anni nel centro e nord Italia. E non solo videocamere negli spazi pubblici, alle quali siamo, ahimé, ormai abituati, ma videocamere nelle scuole! In 160 scuole, tutti gli studenti passano ad essere osservati come potenziali criminali.

Una logica orrenda e un fallimento, totale, credo, per le componenti più di sinistra della amministrazione, il cui silenzio è francamente imbarazzante.

Ovviamente, questo spazio rimane aperto se qualche membro della amministrazione, magari Giusto Catania, unico assessore politico di Rifondazione, volesse replicare.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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