Expo2015: Un’occasione o una disdetta?

Oggi, 2 maggio 2015, il giorno dopo l’inaugurazione di Expo2015, tutta Italia guarda un centinaio di imbecilli. I “black bloc”, quelli che hanno devastato Milano. E’ tanto rassicurante, ricordava un amico su facebook, avere un nemico, ci aiuta a distrarre l’attenzione dai grandi temi, da quelli che toccano le nostre vite ben più a fondo di qualche auto bruciata o vetrina sfondata.

Meglio essere chiari subito, niente giustifica le violenze e spero che chi ha devastato sia arrestato e paghi, magari con i servizi sociali, pulendo fogne o curando anziani, che c’è la speranza che capisca qualcosa – eppure, chissà perché, ho la sensazione che anche questa volta i black blok resteranno impuniti, come capita spesso, in Italia, gente pacifica bastonata e violenti a passeggiare per le vie del centro.

Ma non è di black blok che voglio parlare, ma del problema vero, e di fondo. Che si chiama Expo o, più precisamente, mega eventi.

Un altro contatto, su facebook, provava a distinguere tra due tipi di critiche ai mega-eventi: quelle all’evento in sè, e quelle al processo (infiltrazioni mafiose, mala gestione). Il suo punto di vista è che le critiche al processo sono giuste, quelle all’evento sono sbagliate perché un evento come Expo è una vetrina per il paese e un’occasione.

Il punto è che è assolutamente sbagliato creare questa distinzione. Bent Flyvbjerg è probabilmente il più importante studioso di mega-progetti al mondo. In una decina d’anni, ha abbondantemente dimostrato come non esistano, al mondo, mega-progetti che non risultino in mala-gestione (che si parli di infiltrazioni corruttive o di esplosione di costi). Per chi volesse approfondire, qui un articoletto, qui tutti gli articoli scientifici di Flyvbjerg. Ovvero, non è solo in Italia che mega-progetto significa sprechi, succede ovunque. Ed ha a che fare con quella che è la concezione stessa dei mega-progetti (e mega-eventi che da questi risultano).

Il punto è che i mega-progetti sono frutto di una idea di sviluppo, di stampo neoclassico e neoliberista, secondo la quale se metti in campo enormi investimenti (pubblici) su uno specifico oggetto, il risultato sarà, attraverso il processo di trickle down (letteralmente, percolamento), un arricchimento della società in generale. Solo che, in realtà, questo non è successo praticamente mai. Si veda, ad esempio, la sezione sulle olimpiadi di Londra  del libro Ground Control di Anna Minton. A Milano, come ovunque, l’Expo porterà alcuni lavori precari e sottopagati per qualche mese, flussi di turismo che arricchiranno le grandi catene e non certo l’economia locale. Insomma, grandi benefici per pochi e gli spiccioli per gli altri.

E non solo i mega-eventi finiscono per arricchiere solo pochissimi, creano anche montagne di debito pubblico (Expo è costato circa 14 miliardi) che, quando devono essere ripagate, sono pagati dai molti (il caso delle olimpiadi di Atene da questo punto di vista è praticamente perfetto, con il loro ruolo cruciale nella crisi del debito pubblico che sta producendo una devastazione sociale senza precedenti nell’Europa post guerre mondiali).

Insomma, e per farla breve, i mega-eventi sono uno strumento di accumulazione di capitale, nè più ne meno, e non hanno praticamente alcun effetto di breve o lungo termine sui luoghi in cui sono realizzati se non quello dei debiti che lasciano.

Non un’occasione, ma una disdetta, a beneficio di alcuni.

Ed ecco perché i black blok, nell’impedire che si dibatta di queste cose, sono i migliori alleati dei pochi che si arricchiscono grazie agli Expo.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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2 risposte a Expo2015: Un’occasione o una disdetta?

  1. sesamofede87 ha detto:

    Ciao, trovo sempre molto interessante il tuo blog.Qui però mi permetto di far notare alcune questioni: sull’Expo si possono dire molte cose e gravi sono le sue mancanze (si, anche adesso che è ufficialmente aperto) a livello di organizzazione, gestione, a livello di sistema degli appalti permeabile al malaffare.Queste cose, probabilmente hai ragione, investono la natura dei ‘grandi eventi’ ma riguardano anche da vicino il sistema italiano, il suo modo di gestire, non tanto o non solo il grande evento, ma qualsiasi lavoro pubblico (dal piccolo comune al grande).Questi problemi riguardano il sistema paese nel suo complesso anche nel rapportarsi con la realtà estera (nel caso di chi voglia investire in questo paese e con grande evidenza nella preparazione di un evento internazionale come l’Expo, che a livello di preparazione ha visto grandi difficoltà nel gestire il rapporto con i lavoratori stranieri, le delegazioni preposte alla costruzione dei padiglioni stranieri).Ora che l’evento è iniziato, a mio avviso, conviene tuttavia sperare che abbia un buon successo contribuendo a portare a Milano nuovi turisti.
    Quanto ai costi mi preme sottolineare che l’analisi del dottor Perotti mi sembra viziata da un difetto di fondo: è una cosa che ho visto anche in altre analisi ma ritengo che inserire nei costi di Expo anche l’investimento fatto in infrastrutture che con l’esposizione hanno ben poco a che fare sia scorretto.La linea 4 della metropolitana,strade come Teem,Brebemi,Pedemontana non sono concepite in funzione di Expo (per quanto possano essere state presentate a corredo della manifestazione, del resto assieme a svariati progetti pubblici o privati che, per motivi vari e indipendenti, non hanno visto la luce o l’hanno vista in modo parziale).Molte di queste infrastrutture sono legate a necessità della città di Milano o della regione Lombardia di molto precedenti alla manifestazione, a progetti che hanno avuto una gestazione di anni e ne impiegheranno ancora altri per venire realizzate.In secondo luogo ritengo che, al di là di tutto, il grande evento porti necessariamente ad una accelerazione di determinate trasformazioni: la tempistica precisa a Milano ha portato ad uno sforzo per la riqualificazione di alcune aree, per l’avvio di alcuni progetti, per un arricchimento della dotazione museale cittadina che, senza l’orizzonte temporale dettato da Expo, avrebbero visto la realizzazione in tempi molto più dilatati o in misura ancora più parziale.
    Il caso della Darsena è un po’ questo: recupero finanziato all’interno dell’operazione expo, discutibile quanto si vuole anche da un punto di vista estetico-architettonico, ma che ha restituito uno spazio pubblico ai milanesi, una zona che per troppo tempo è stata lasciata nell’incuria e nell’abbandono (anche per inettitudine e malagestione politica).
    Il reale problema, a mio avviso, non sta quindi nel grande evento ma nella evidente difficoltà del sistema paese a farci gravitare attorno anche un processo di qualificazione urbana, di genesi di benefici collettivi o almeno di aumentare la portata di quel poco che riesce a generare. Detto questo sui costi dell’operazione expo regna ancora troppa confusione: i dati disponibili parlano di 1,5 miliardi di investimento pubblico diretto (probabile che la maggiorazione ci sia per i noti problemi e ritardi del cantiere), 800 milioni di costo di gestione.Expo però non è un evento italiano, è un evento internazionale e un miliardo di euro è quanto hanno investito i paesi partecipanti per costruire i propri padiglioni, pagare le proprie delegazioni durante i 6 mesi, allestire i propri spazi.
    I conti probabilemente andrebbero fatti su questi numeri.
    Infine una cosa sui black block: ritengo che il principale interesse ad isolare e smascherare i violenti debba essere principalmente di chi protesta in maniera pacifica e con cognizione di causa.Le violenze, non a caso lo sottolinei, danneggiano soprattutto i contestatori ancora più che i contestati. Sono comunque sollevato che il tutto non sia risultato, alla fine, in una nuova Genova al di là dei danni e dei vandalismi.

    • Simone Tulumello ha detto:

      Grazie a te per l’utile commento e per le precisazioni sui costi e opere relative (sulle quali, ammetto, non ero troppo informato). Sono contento che il costo finale per lo stato sia minore di quello complessivo, seppure vorrei andare a vedere quante infrastrutture fossero realmente utili a prescindere dall’Expo, a memoria, in altre occasioni si sono create infrastrutture del tutto inutili e giustificate solamente dalla possibilità di spendere per il grande evento (penso a certi stadi enormi in città minuscole per i Mondiali o gli Europei, o a una pletora di infrastrutture stradali del tutto sovradimensionate a Palermo, ma non solo).
      Sul fatto che, una volta che abbiamo l’evento, tanto vale sperare che vada bene, posso concordare, ma fino ad un certo punto. I grandi eventi, lo dimostra la storia recente, non vanno MAI bene: possono andare meno peggio, al massimo (l’unica eccezione forse é l’Expo di Shangai, ma per un paese con l’economia che cresce a due cifre è tutta un’altra storia). I debiti non sono mai ripagati direttamente e non esiste mai un ritorno economico di medio e lungo termine.
      E, no, non si tratta di un problema italiano: guarda le Olimpiadi di Londra o Barcellona, l’Expo di Siviglia o Lisbona, ma anche i Commonwealth Games a Glasgow (e potrei continuare per ore). È nella natura dei grandi eventi produrre benefici per i pochi e costi per gli altri. Sul “modello italiano”, sono sempre piì convinto che non abbia alcuna divergenza rispetto al resto del mondo (occidentale per lo meno): in Italia i processi corruttivi sono forse più “cafoni” e visibili, altrove sono più formalizzati (nei processi di lobbying, ad esempio): ma il risultato è sempre lo stesso. Io credo che dovremmo rivedere del tutto l’idea dell’Italia come un paese corrotto.
      Infine, vorrei proprio capire come potrebbe una manifestazione pacifica riuscire in quello che la polizia dice di non riuscire a fare: come potrebbero persone inermi isolare gruppi paramilitari che la polizia armata di caschi e bastoni preferisce stare a guardare? Mi dispiace, ma questo non ha alcun senso

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