Lezione britannica?

Si sa, in Italia siamo maestri nel trarre da qualsiasi fatto, evento o dato le conclusioni che più ci fanno comodo. Non c’è elezione che non sia seguita da ragionamenti rigorosissimi che, a seconda di chi li faccia, arrivino alle conclusioni esattamente opposte nello spiegare “quel che é successo”.

E, in tempi di grandi coalizioni e ammucchiate al centro, ormai tutto lo spettro “governativo” (centrosinistra e centrodestra che governano felicemente insieme da 4 anni), non perde occasione per dimostrare che “la sinistra, se vuole vincere, deve parlare al centro”.

Oggi Ezio Mauro si è superato a proposito. Il cuore del suo discorso, dopo aver gongolato per “il trionfo della democrazia” (il rimbalzo indietro dei partiti populisti) è semplice: i Labour vincono quando vanno al centro e perdono quando vanno a sinistra. Il ragionamento, semplice, sembra corretto: Blair (new left, al centro): 3 candidature, 3 vittorie; Brown/Milliband (campagne vagamente più a sinistra) 2 candidature, 2 sconfitte.

Ma basta guardare gli stessi fatti con uno sguardo storico per capire la fallacità del ragionamento. Blair va al governo per la prima volta nel 1997, portando i Labour alla vittoria dopo l’era Thatcher. Certamente, per quella vittoria, il “discorso” new-left è stato decisivo. Blair vince ancora nel 2001 e 2005. Ma, se guardiamo ai voti, perde per strada quasi il 40% di consensi: 13,5 milioni nel 1997, 10,7 milioni nel 2001, 9,5 milioni nel 2005.

Blair si ritira dalla presidenza nel 2007, lasciando il posto a Gordon Brown che si trova a gestire l’esplosione della crisi finanziaria, che in Inghilterra ha proporzioni enormi proprio a causa della totale liberalizzazione dei mercati finanziari portata avanti da Blair (che, sostanzialmente, ha completato il processo di neoliberalizzazione iniziato dalla Thatcher nell’economia reale).

Le sconfitte Labour di 2010 (Gordon Brown, 8,6 milioni di voti) e 2015 (Ed Milliband, 9,3 milioni di voti) a cosa sono da imputare? Basta guardare all’elettorato, che diminuisce leggermente con Brown e ritorna ai livelli dell’ultimo Blair con Milliband, per rivalutare la questione.

10 anni di blairismo, iniziati con il grande entusiasmo per la nuova onda “moderna” delle sinistre europee, sono terminati con la grande crisi. Il processo di spostamento al centro durante gli anni ’90 ha avuto successi di breve termine e ha portato alla crisi dei centrosinistra negli anni ’00 e soprattutto dopo il 2007. Tutti i partiti di centrosinistra hanno subito una massiccia riduzione di elettorato nel lungo termine, infatti: oltre ai Labour, SPD tedesco, PSOE spagnolo, PS portoghese, PS francese.

Caro Mauro, i Labour stanno pagando proprio la onda lunga della scelta di guardare al centro, che li ha resi talmente simili ai propri avversari da non risultare più una “alternativa” credibile – e non basta un annetto di discorsi diversi con Milliband per recuperare credibilità.

C’è una grande lezione per l’Italia, in questa storia. Italia dove lo spostamento al centro è stato più lento e ha raggiunto il suo culmine con l’epoca dei governi di salvezza nazionale e poi con l’ascesa di Matteo Renzi che, non a caso, usa una terminologia Labour per la riforma chiave del lavoro (jobs act). La “nuova sinistra” italiana, nel seguire le tracce delle nuove sinistre europee, produrrà molto probabilmente la propria autodistruzione, di cui potremmo renderci conto tra una decina d’anni.

Quando potrebbe essere troppo tardi e la austerità, di destra o di sinistra, potrebbe avere distrutto il progetto europeo.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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