Scuola: una piccola minaccia, una grande minaccia

C’è un dettaglio del percorso della riforma della scuola, la cosidetta “Buona Scuola” che, come spesso succede, esemplifica tutto un modo culturale di intendere la politica e la democrazia, il modo che ha questo governo, e soprattutto il suo capo, Matteo Renzi.

La riforma, è noto, contiene tutta una pletora di punti, ma vale proprio la pena sottolinearne uno, la stabilizzazione dei precari, di cui si parla in questi giorni (non c’è accordo tra governo e professori su quali debbano essere le priorità).

Ora, è già una mezza furbata inserire la stabilizzazione dei precari nella riforma della scuola perché, come sembrano ormai aver dimenticato tutti, non si tratta di una decisione di questo (o un altro) governo: si tratta degli effetti di una sentenza della Corte di Giustizia Europea che ci OBBLIGA a stabilizzare circa 250 persone.

L’inserimento nella riforma è una maniera per accreditare ad una scelta politica quella che è la semplice applicazione di una sentenza. Ma, fin qui, niente di particolarmente insopportabile.

Quello che è veramente insopportabile è quando, nel momento delle contestazioni da parte della stragrande maggioranza del corpo docente, si butta sul piatto la minaccia: niente riforma, niente stabilizzazioni. Ovviamente la minaccia è espressa in ben altra forma, attraverso la necessità di integrare le stabilizzazioni alla nuova forma della scuola. Ma minaccia resta, perché non tocca al governo scegliere chi preferisce stabilizzare, deve stabilizzare i precari di lungo corso.

Il governo può, però, tirarla lunga, utilizzando la leva di una promessa/minaccia per minare la contestazione politica di una riforma della scuola pensata per tutti tranne che per l’interesse della scuola come luogo di costruzione di cittadinanza democratica.

Dicevo che è nei dettagli che, spesso, si colgono i grandi disegni.

Questo dettaglio svela con molta chiarezza il progetto autocratico di questo governo: nel nome della governabilità si trasformano tutti i campi del sistema paese in aziende a direzione di un soggetto forte (a tutti i livelli, dal Premier che sceglie mezzo parlamento, giù giù fino al preside amministratore delegato).

Soggetto forte che, in assenza di consenso, usa anche la minaccia, per quanto velata.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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2 risposte a Scuola: una piccola minaccia, una grande minaccia

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