Ideologia o dogmatismo? Scuola, valutazione, “qualità”

Recentemente, ho scritto un po’ sulla Buona Scuola, affrontando soprattutto questioni procedurali (la maniera in cui la riforma è portata avanti) e sostanziali (il fatto che sia basata su analisi errate della scuola italiana e, quindi, proponga soluzioni errate).

Mi sembra utile, adesso, parlare della ideologia che fondamenta questa riforma (un’ideologia che fondamenta molto dell’agire di questo governo). La si chiami cultura della valutazione, della meritocrazia o dell’eccellenza, poco cambia, è riassumibile nelle poche righe introduttive di un articolo di Attilio Oliva appena uscito sul Corriere:

I Paesi avanzati, per migliorare l’insegnamento, compiono molte verifiche sul lavoro dei presidi e dei docenti, con ricadute immediate sulle carriere.

Ovvero, la valutazione degli insegnanti e dei presidi, associata a premi attribuiti a quelli meritevoli o eccellenti (secondo Oliva andrebbe premiato il 10/15%), è lo strumento più efficace per migliorare la qualità dell’insegnamento. Questa ideologia si basa su quella che gli Anglosassoni chiamano “rational actor theory“, teoria della scelta razionale, secondo la quale gli individui agiscono in base a calcoli sulle conseguenze delle proprie azioni, con l’obiettivo di massimizzare i benefici. In quest’ottica, se gli insegnanti sanno che possono essere premiati, agiscono per migliorare la qualità del proprio insegnamento, con l’obiettivo di ricevere il premio. In assenza di premi, niente stimola gli insegnanti ad insegnare meglio, quindi il lassismo, eccetera eccetera.

Ora, io non ho nulla contro le ideologie, giuro. Le ideologie servono a creare una interpretazione del mondo in cui inquadrare, in contesti di incertezza, le proprie scelte. Il problema è che la rational action theory, e a cascata meritocrazia e cultura dell’eccellenza, non sono ideologie. Sono dogmi: piuttosto che interpretazioni del mondo, sono visioni del mondo che non si basano su una lettura di questo, ma su assunzioni predefinite (e grazie a Goffredo Adinolfi per avermi suggerito questa distinzione a portato a pensare alla sua rilevanza in questo contesto).

Forse un esempio può aiutare a spiegarmi meglio. Il comunismo è una ideologia. Parte da una lettura del mondo (il cosdetto materialismo storico) per arrivare a delle conclusioni e, infine, ad una visione politica. Ora, a prescindere dalla qualità della visione politica, è innegabile che questa si basi su una lettura rigorosa (e scientifica) dei fatti, ovvero su prove empiriche e discussione analitica. Anche i concetti di deliberazione democratica e di liberismo pluralista sono ideologie, su cui, tra l’altro, si basano le democrazie occidentali.

I dogmi, invece, non sono supportati da una lettura rigorosa e scientifica del mondo. La rational action theory, infatti, sebbene venga utilizzata come metodologia scientifica (tutta la scienza sociale di carattere positivista vi si basa), non è mai stata dimostrata empiricamente. In altre parole, non esiste alcuna prova del fatto che realmente il calcolo utilitaristico sia più influente di altre dimensioni nella scelta dell’individuo – e invece dimensioni come i sentimenti, le passioni, le ideologie politiche, la curiosità, l’inerzia sembrano essere molto più influenti.

Tornando al nostro tema, non è mai stato dimostrato che la cultura dell’eccellenza produca un miglioramento della qualità complessiva dell’insegnamento. Ovvero, il fatto che alcuni vengano premiati e, grazie ai premi, migliorino le loro prestazioni, non è di per sé garanzia che TUTTO IL SISTEMA migliori. Anzi, esistono studi sul fatto che cooperazione e la differenziazione, piuttosto, producano sistemi complessivamente più efficienti (si veda il lavoro di Francesco Sylos Labini sulla ricerca scientifica, ad esempio).

Ovvero, dare a tutti le stesse possibilità/risorse e stare ad aspettare sembra essere più efficiente che mettere tutti in competizione per quelle stesse risorse.

La cultura dell’eccellenza e del merito, insomma, non è una ideologia. È un dogma senza fondamento rigoroso – basta tornare all’articolo di Oliva, per rendersi conto di come non faccia riferimento a nessuna base scientifica o empirica per il suo ragionamento, ma utilizzi giustificazioni ricorsive (il dogma giustifica sempre se stesso). Un dogma utilizzato per giustificare le riforme in senso neoliberista e competitivista delle università e delle scuole in giro per il mondo.

Un dogma che giustifica gran parte della Buona Scuola.

Un dogma che va abbattuto proprio nel nome della “qualità” dell’insegnamento.

Annunci

Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
Questa voce è stata pubblicata in politica, riflessioni ed idee e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...