Perché la politica non è una partita di pallone

Una breve interruzione del silenzio settembrino, per reagire a caldo al modo in cui, nel Regno Unito e in Italia si sente commentare la (a mio parere splendida) vittoria di Jeremy Corbyn alla leadership dei Labour.

I fan di Blair e, a seguire, i fan del blairismo “de noartri” (di questi tempi tutti sfegatati supporter di Renzi) han ridotto il commento al semplicissimo: “con Corbyn i Labour non vinceranno mai”. Ora, non è un breve post settembrino il luogoper spiegare perché questa affermazione sia tutto fuorché automaticamente vera (qualche riflessione, qui e qui). Vorrei, piuttosto, limitarmi a buttar giù due liste di “riforme” e momenti della storia politica italiana.

Da una parte: introduzione del divorzio; legalizzazione dell’aborto; statuto dei lavoratori; introduzione e consolidamento dello stato sociale (incluso un sistema sanitario per lungo tempo considerato tra i primi al mondo); concertazione nazionale dei salari (e salari tra i più alti in Europa).

Dall’altra parte: abolizione dell’articolo 18; legalizzazione del controllo a distanza sui lavoratori; disinvestimento nella ricerca pubblica e, insieme, sgravi fiscali per la ricerca privata; gestione manageriale dei beni e servizi pubblici.

Le cose di cui alla prima lista son tutte relative ad un periodo nel quale la sinistra non ha mai governato; le cose di cui alla seconda lista son tutte relative ad un periodo in cui la “sinistra” è al governo (va detto che mi son limitato per praticitá al governo Renzi, ma si potrebbe fare lo stesso per i governi Prodi e D’Alema).

Ora, che voglio dire con questo?

Che se la politica fosse un campionato di calcio, quel che conta sarebbe solo “vincere”, e amen se il 4-4-2 deve essere abbandonato per il 4-3-3: non importa, contano i 3 punti.

La politica, però, non è un campionato. La politica è quel che si fa, o quel che si ottiene. Il punto é che il PCI, senza mai governare un minuto, ha ottenuto una quantità enorme di vittorie, alcune per referendum, altre perché la possibilità che venisse a governare un partito di sinistra ha costretto i governi di centro (DCI, PSI e simili) a negoziare e accettare tutta una serie di riforme e azioni di sinistra (che, da soli non avrebbero mai adottato).

Invece, da quando la “sinistra” ha rinunciato al suo ruolo di sinistra, anche quando governa implementa (nel nome della realpolitik) politiche di destra. Vince le elezioni. Ma perde la politica.

D’altronde, anche l’UKIP inglese non ha bisogno di governare per vincere e, nel terrore che questo venga a rubargli posizioni, Cameron ha a sua volta trasformato i Tories in un partito estremista, a riguardo dell’immigrazione. Vedremo, adesso che si sta creando una alternativa reale a sinistra, che tipo di cambiamenti lo stesso governo conservatore dovrà compiere.

Ora, e in conclusione, anche ammesso che Corbyn non venga a vincere le elezioni, il modo più serio che abbiamo per valutare la politica sarà il tipo di politiche che saranno implementate (anche dalla destra!) con un partito labourista che faccia vera opposizione.

Perché in politica, a differenza di un campo di pallone, si può vincere anche perdendo, e perdere anche vincendo.

Blair, pur avendo vinto molte elezioni, rappresenta la più grande sconfitta storica della sinistra europea. E così potemmo dover raccontare questo PD, tra un decennio.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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