Torna, in Portogallo, la voglia di fare politica

In questo post, proverò a riassumere rapidamente le vicende politiche portoghesi dal giorno delle elezioni (due settimane orsono) a oggi. Più che un racconto esaustivo (per quello consiglio caldamente gli articoli di Goffredo Adinolfi sul Manifesto), vorrei offrire alcuni spunti sul perché quel che succede in Portogallo riguarda l’Europa (e quindi l’Italia), nella convinzione che il racconto, in Italia, sia insufficiente.

Il risultato delle elezioni portoghesi 2015 ricorda un po’ quello delle italiane 2013. Il centro-sinistra, il Partito Socialista di Antonio Costa, dato per vincente scontato, ha finito per perdere le elezioni. Per capire come, dopo 4 anni di austerità lacrime e sangue, i partiti di centro-destra al governo possano aver superato una opposizione moderata di stampo social-democratico, si possono suggerire ragioni molto nazionali (la passione dei Portoghesi per la “stabilità”), specifiche (la pessima campagna elettorale del Partito Socialista), ma anche strutturali (la progressiva disaffezione di larghe fasce di popolazione ai partiti tradizionali e, probabilmente, soprattutto social-democratici) – ricordate Bersani?

Sebbene il Partito Socialista abbia perso, il centro-destra non ha vinto e non ha più la maggioranza assoluta del parlamento. Si è formata, invece, una maggioranza “teorica” di sinistra: il Partito Socialista, il Bloco de Esquerda (dato per spacciato e grande trionfatore delle elezioni con oltre il 10%) e il Partito Comunista, insieme, hanno la maggioranza dei seggi.

Il problema è che, negli ultimi tempi, Socialisti, Comunisti e Bloquisti, non sono mai riusciti a dialogare. Non solo. Esiste una “tradizione” abbastanza consolidata, secondo la quale governa il partito che ha preso più voti, che abbia o meno la maggioranza assoluta – il Portogallo è una repubblica semi-presidenziale e il governo non ha bisogno della fiducia del parlamento.

La grande novità è che i partiti di sinistra hanno iniziato a dialogare e, ieri, durante le consultazioni, Antonio Costa ha dichiarato al Presidente della Repubblica (Cavaco Silva) che esiste una maggioranza per un governo di sinistra.

E qui è scattato il panico. In Portogallo, già dal giorno dopo le elezioni,tutto il mondo conservatore ha provato in ogni maniera a delegittimare un eventuale governo di sinistra (e ad attaccare i partiti di sinistra con accuse, spesso deliranti, di ogni tipo). E, in Europa, si iniziano a sentire voci minacciose – voci che tacevano durante la campagna elettorale, forse perché una eventuale vittoria del Partito Socialista, da solo, non preoccupava l’ordine costituito.

Potrebbe, quindi, succedere che il presidente della Repubblica incarichi Passos Coelho, leader della coalizione di destra, di formare il governo. E che il parlamento proponga e voti una mozione di sfiducia, costringendo in seguito il presidente a nominare Costa per un governo di sinistra – Cavaco Silva, essendo a fine mandato, non può indire nuove elezioni. E che si formi un governo di sinistra, infine.

E’ decisamente presto per sapere come andrà a finire.

Quel che, a mio parere, importa per il Portogallo e l’Europa è che, in un paese nel quale 40 anni di alternanza democratica erano diventati uno stracco gioco delle parti tra parti che era difficile riconoscere come alternative, il Partito Socialista sia costretto a negoziare politiche di sinistra. Che forze che era molto facile bollare come “di pura protesta” (comunisti e bloquisti) irrompano nel campo del governo e siano obbligate, allo stesso tempo, a ragionare in termini di governo. Che le destre percepiscano che possono esistere governi in grado di mettere in discussione il loro modello vincista e disumano (le conseguenze sociali di 4 anni di austerità sono devastanti, in Portogallo).

Importa, sopratutto che si torni a ragionare di politica e di politiche, di presente e di futuro.

Dopo la Grecia, dopo la Spagna, dopo il Regno Unito, anche in Portogallo emerge una nuova voglia di fare politica (a prescindere dai meri risultati elettorali), di pensare alternative allo status quo.

E’ un’onda, che potrebbe diventare marea.

In bocca al lupo, Portogallo, in bocca al lupo, Europa

Annunci

Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
Questa voce è stata pubblicata in esteri, Europa e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Torna, in Portogallo, la voglia di fare politica

  1. Pingback: Modesto servizio pubblico: succede in Portogallo | Simone Tulumello

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...