Le armi non proteggono

Ieri sera ho fatto l’errore di lasciare La7 acceso dopo Otto e Mezzo e vedere, così, l’inizio de La Gabbia (per chi avesse voglia di farsi del male, ecco la puntata). Tra “stato invisibile”, “gente che si arma” e la trasmissione dell’oscena violenza verbale di chi pensa che “se rubi, meriti di morire”, non ho resistito nemmeno una decina di minuti prima di spegnere.

Ora, io non mi sento minimamente in grado di giudicare il caso da cui è partita questa disgustosa follia. Sto parlando del pensionato lombardo che ha ucciso un ladro entrato nella sua proprietà, ovviamente. Che si tratti di legittima difesa, di eccesso di legittima difesa o di omicidio (come la magistratura sembra orientata a credere) lo potrà dire solo il processo. Per farsene un’idea servirebbe almeno aver letto con attenzione le carte dell’indagine – cosa che certamente i vari Salvini han fatto, giusto? Mi chiedo se, ora che la versione del pensionato vacilla, gli imbecilli che sono andati in piazza e nei talk show a gridare all’eroe abbiano la decenza di tacere, almeno.

Perché a me, che il pensionato sia un eroe o un assassino, francamente, non importa. È un problema che riguarda lui, la sua famiglia, la famiglia del ladro morto, la polizia e il tribunale di Milano.

Le leggi, invece, si scrivono per evitare di decidere sulla scia di singoli casi e delle emozioni che questi possono generare. Ed è un imbecille o un pericoloso criminale chi usa un solo caso (qualunque sia il risultato delle indagini e del processo) per chiedere riforme legislative. È un imbecille o un pericoloso criminale chi, oggi, chiede di abolire il reato di eccesso di legittima difesa. Non perché non sia una legge della quale si possa discutere. Ma perché se ne deve discutere usando la ragione e non la pancia di un’Italia che sembra non ragionare più.

Ora, per usare un minimo di ragione e non di rabbia (perché, si sarà notato, anch’io sono arrabbiato), vediamo di focalizzare il ragionamento su un punto specifico, ovvero il possesso di armi e il loro uso per “difesa”. In Italia, è noto, esiste una legislazione molto restrittiva e poche armi (11,9 ogni 100 abitanti). Gli imbecilli di cui sopra, nel chiedere una maggiore libertà nell’uso per difesa, argomentano dicendo “lo stato non esiste, quindi la gente deve potersi difendere”: e stanno, quindi, chiedendo che più gente possegga armi per difendersi e le possa usare più liberamente.

Innanzitutto, vale sempre la pena ricordare che l’Italia è uno dei paesi al mondo con volumi di crimine violento più bassi (si vedano i dati ONU sugli omicidi per una semplice comparazione).

Ma restiamo sulle armi. E proviamo a capire cosa succede quando si liberalizza il possesso e l’uso delle armi, come vorrebbero gli imbecilli di cui sopra. Proviamo ad andare negli Stati Uniti, il paese al mondo con più armi, ben 112 ogni 100 abitanti, l’unico paese al mondo con più armi che persone. Il diritto all’autodifesa, negli USA, è addirittura inserito nella costituzione.

Il problema è che gli USA sono un paese molto più pericoloso dell’Italia. Negli ultimi anni, il tasso di omicidi ha oscillato tra 3,5 e 5,5 per 100 mila abitanti, mentre in Italia tra 0,8 e 1,5. Negli Stati Uniti, il rischio di essere vittime di omicidio è circa il triplo che in Italia.

Qualcuno obietterá, “anche negli USA muore chi non ha le armi per diferndersi!”.

Errore clamoroso.

Tutti gli studi disponibili mostrano forte correlazione tra possesso di armi e morte per omicidio. Si veda qui, qui, qui e qui. La conclusione dell’ultimo di questi studi è chiarissima:

On average, guns did not protect those who possessed them from being shot in an assault. Although successful defensive gun uses occur each year, the probability of success may be low for civilian gun users in urban areas. Such users should reconsider their possession of guns or, at least, understand that regular possession necessitates careful safety countermeasures.

In generale, LE ARMI NON PROTEGGONO: esistono persone che le usano con successo per difendersi, ma la probabilità di autodifesa con successo è bassa e, allo stesso tempo, il possedere un’arma incrementa il rischio che questa o altre siano usate contro il proprietario o suoi parenti/conoscenti.

Liberalizzare uso e possesso delle armi significa METTERE LE PERSONE IN PERICOLO, molto semplicemente. Una legge sulla legittima difesa restrittiva come quella italiana, quindi, è una legge che protegge le vittime di rapina, non i rapinatori!

Se, in Italia, abbiamo volumi di violenza bassissimi, al confronto storico e con il resto del mondo, è anche grazie al fatto che abbiamo poche armi.

È talmente ovvio, che lo possono capire anche gli imbecilli di cui sopra, no?

(EDIT 22.10, h 17.35: in una prima versione avevo dimenticato “eccesso di”, in blu sopra)

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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