Dopo il tram: tre piccoli interventi (necessari) per la mobilità palermitana

A partire da oggi, 30 dicembre, Palermo ha quattro linee di tram. Una cosa così semplice, e ovvia, in fondo – in un’epoca nella quale moltissime città hanno riscoperto (o mai dimenticato) il valore aggiunto del tram elettrico in paragone ai bus (Milano, Lisbona, Strasburgo, Praga, Torino, Gothenburg son quelle di cui ho diretta esperienza).

Eppure, come tutte le cose semplici, a Palermo il tram si porta dietro una montagna di polemiche, prima fra tutte quella relativa all’accoppiamento del tram con il lancio della ZTL nel centro che proibisce l’accesso alle auto inquinanti (euro 0, 1 e 2) e richiede un modesto abbonamento annuale (100 euro o meno per i residenti). La buona notizia è che gli incassi delle ZTL saranno usati per coprire parte del costo del tram, sancendo un principio sanissimo per il quale chi inquina paga il trasporto pubblico e non per rimpinguare le casse comunali.

Ora, il tema della mobilità e del trasporto pubblico a Palermo è complesso e lungi dall’essere risolto. Sebbene alcuni passi avanti son stati fatti, siamo ben lontani da un livello “europeo” di servizio pubblico. Ed è importante, quindi, essere critici e puntuali con la amministrazione.

Purtroppo, come spesso succede, invece di criticare seriamente, a Palermo preferiamo fare polemiche strumentali e politiche. Un esempio? La “tassa” di 100 euro della ZTL, “insostenibile” per i “poveri”, dicono in molti. Ma quanto incide una tassa di 100 euro sul costo annuale di una automobile? Se includiamo nel conto assicurazione, bollo, ammortamento (il costo dell’auto diviso per gli anni di vita), manutenzione, benzina difficilmente un’auto costa meno di 2 o 3 mila euro all’anno (spesso molto più) e 100 euro sono un incremento quasi insignificante del costo.

Detto questo, vorrei contribuire al dibattito senza santificare il tram e senza polemizzare sul nulla, ma con alcune riflessioni sul futuro: quel che succederà (e dovrà succedere) una volta che tram e ZTL saranno a regime. Perché, ripeto, Palermo ha ancora un sistema di trasporto pubblico non degno di una città occidentale. Il sistema di linee autobus è inefficiente e insufficiente. I tram allevieranno due collegamenti fondamentali, dal centro urbano alle parti a sud e a ovest. Ma il servizio in centro e dal centro al nord è ancora profondamente insufficiente, almeno in attesa del completamento del passante ferroviario e dell’anello ferroviario.

Servirà quindi vigilare sul modo in cui l’Amat (azienda municipalizzata del trasporto) gestirà la transizione e il potenziamento delle linee nelle aree non coperte dal tram. E si possono identificare tre aree in cui intervenire nel breve termine o approfondire gli interventi già lanciati.

Primo: con un costo risibile si potrebbero dotare tutti gli autobus di gps e tracciare le corse online (con Google Maps o app appositamente disegnate). Se è vero che in una città caotica come Palermo è difficile garantire orari regolari, infatti, la tracciabilità permette all’utente di programmare i propri spostamenti anche con corse poco regolari (valutando se attendere o cercare un altro mezzo).

Secondo: il servizio di bike sharing appena lanciato è ancora insufficiente e va potenziato (anche oltre il programma già in corso). Ho anche notato che le biciclette non sono dotate di catena o lucchetto per le soste intermedie, piccola integrazione necessaria (scrivevo questo ieri, prima che la cronaca mi desse conferma).

Terzo: ho iniziato da pochi giorni ad utilizzare il servizio di car sharing. Il servizio presenta una rete ottima di postazioni e auto ma è gravato da un pessimo sistema di gestione. Il sito non funziona su tutti i dispositivi, la app è lenta e macchinosa (ad esempio, non permette di conoscere tutte le auto libere ad una certa ora o di sapere quando ci sono auto libere in un determinato parcheggio) e al call center gli operatori non conoscono i dettagli del servizio (ad esempio la penale per ritardata consegna).

Si tratta di tre piccoli interventi a costo ridottissimo che permetterebbero di semplificare la vita di gran parte della popolazione. Non si risolverebbero i problemi di certi gruppi, come quelli di chi non usa gli smartphone o non guida o va in bicicletta, è vero, ma è ragionevole pensare che lo scarico di traffico che l’incremento nell’uso di questi sistemi comporterebbe produrrebbe un cicolo virtuoso a migliorare anche il trasporto pubblico “tradizionale”.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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