Letters from #Ammerica. Hai detto Iowa’s Caucus?

Un Palermitano in Ammerica, come migliaia di antenati, solo più privilegiato, senza passare da Ellis Island; un Siciliano al sud dell’Ammerica, dove Siciliani son passati in pochi; una lettera a settimana, su questo blog, cartoline (quasi) quotidiane, sui social network (qui, il progetto e perché “Ammerica”).

Non serve venire qui in Ammerica per capire che le primarie, da queste parti, siano “a big thing”, una roba importante. E no, non è un caso se quando si decise di creare il partitone del centro-sinistra italiano e chiamarlo Partito Democratico, come quello ammericano, la introduzione delle primarie fosse una componente necessaria del processo – se non di quello realmente democratico, almeno di quello di immagine. In molte città e alcuni stati, quelli dove i democratici o i repubblicani vincono sempre, le primarie sono le vere elezioni – qualcuno ricorda la serie televisiva The Wire, ambientata a Baltimore?

Ovviamente, la regina delle primarie è la lunga marcia alle primarie presidenziali. Che, dal 1972, inizia, ogni 4 anni, con i caucus dell’Iowa – seguono, dopo una settimana, le primarie del New Hampshire. Pochi giorni fa, i caucus dell’Iowa hanno lanciato quelle che sembrano essere destinate a diventare tra le più interessanti e combattute primarie di sempre. Tra i repubblicani ha vinto Ted Cruz (estremista religioso dal profilo anti-establishment, anti-stato e vagamente inquietante), seguito da Donal Trump (Donald Trump è Donal Trump) e da Marco Rubio (cubano americano moderato e preferito dall’establishment del partito) – la notizia è che Trump, che era dato per sicuro vincitore, non ha brillato e che Marco Rubio sembra in fase positiva e potrebbe recuperare lo svantaggio sui due battitori liberi. Tra i democratici, ha vinto Hillary Clinton per una manciata di voti (49,9% contro 49,6%) su Bernie Sanders (senatore storicamente indipendente e auto-definitosi “socialista democratico”) e quella che un annetto fa sembrava destinata ad essere una formalità per la Clinton potrebbe diventare la prima volta in cui un candidato veramente di sinistra possa giocarsi la presidenza degli Stati Uniti.

Ma, a parte la cronaca politica, mi son sempre chiesto perché tutto comincia con i caucus dell’Iowa. E, esattamente, cosa sono i caucus?  Ora, lo so che non servivano 33 anni di vita e venire in Ammerica per capire cosa siano esattamente i caucus – ma così è stato per me, e magari non sono il solo.

L’Iowa è uno stato relativamente piccolo (3 milioni di abitanti, su 300 milioni e rotti della nazione) nel centro nord degli Stati Uniti. La ragione precisa per cui sia l’Iowa ad aprire le contese non è chiara. L’Iowa è uno di quei “swing states”, quegli stati dove non si sa prima di partire quale partito predominerà alle elezioni, quindi è da alcuni considerato un inizio aperto e non predeterminato. I critici sostengono che sia uno stato troppo omogeneo (predominantemente bianco), rurale e ricco per essere rappresentativo. Prima del 1972, ci sono stati vari cambiamenti: venire prima nel processo di selezione significa avere più peso politico nella scelta del candidato presidente – ad esempio, la California, lo stato più popoloso, arriva quasi sempre alle primarie quando i giochi son belli e fatti – e vari stati hanno prima o poi provato ad anticipare le proprie primarie. Dal 2012, sono state imposte regole più rigide e solo Iowa, New Hampshire, Nevada e South Carolina possono svolgere le primarie a febbraio, gli altri da marzo a giugno. Il risultato è che circa metà della copertura mediatica alle primarie presidenziali riguarda Iowa e New Hampshire – e di conseguenza una parte significativa dello sforzo di campagna elettorale è svolto in questi due stati.

L’altra questione è che le primarie non sono omogenee. Ogni stato è libero di organizzare le primarie in maniera differente: elezioni o caucus; primarie aperte o chiuse ai soli sostenitori iscritti. In Iowa, il sistema è un caucus semi aperto – bisogna dichiarare preventivamente quale partito si ha intenzione di votare, mentre nelle primarie aperte si può anche votare per candidati di entrambi i partiti.

Al caucus non si va semplicemente a votare. Si arriva al “seggio”, che in genere è un auditorium, una palestra, una chiesa, ci si registra e si entra. A questo punto ci sono brevi discorsi a favore dei vari candidati e i votanti si distribuiscono a gruppi in sostegno di questo o di quello. E’ un processo dinamico nel quale si prova anche a convincere le persone a passare da una parte all’altra – ci sono sempre quelli che vanno senza certezza di chi sostenere. Si fa un primo conteggio dei voti e se c’è un candidato che non riceve almeno il 15% di voti in quel seggio, i suoi sostenitori devono passare a sostenere altri candidati o il loro voto non sarà contato. A questo punto i sostenitori dei candidati “promossi” provano a convincere quelli dei candidati esclusi a raggiungere il loro gruppo. Si effettua quindi il voto finale e ogni distretto (“precincts”) elegge un numero di delegati presidenziali proporzionale alla partecipazione.

I sostenitori dei caucus ne parlano come “la democrazia in azione”, uno spazio di dibattito e confronto. I critici notano come si tratti di un processo che dura svariate ore e in un momento preciso della giornata (la sera), cosa che impedisce a molti di recarsi a votare – ad esempio chi ha il turno lavorativo serale. In effetti, la partecipazione ai caucus è relativamente bassa, in Iowa si sono contati 180 mila voti tra i repubblicani e 170 mila tra i democratici (più o meno la stessa proporzione delle primarie di ieri a Milano, mentre la partecipazione alle primarie è normalmente molto più alta).

Ai caucus succedono anche cose poco edificanti. Ad esempio, i sostenitori di Hillary Clinton hanno in alcuni seggi spostato voti in favore di Ben O’ Malley, terzo e sfavorito candidato, perché questo era vicino a raggiungere il 15% e temevano che in caso negativo i suoi sostenitori si sarebbero spostati predominantemente verso Bernie Sanders. O, peggio, Ted Cruz ha fatto girare voce che Ben Carson si fosse ritirato per convincere i suoi sostenitori a votare lui per non eleggere delegati che poi sarebbero risultati indipendenti.

Per chi fosse interessato, gli altri stati che fanno uso dei caucus sono Alaska, Colorado, Hawaii, Kansas, Maine, Minnesota, Nevada, North Dakota, Wyoming – qui il programma completo delle primarie democratiche e quelle repubblicane.

Stasera (stanotte in Italia) (EDIT) Domani sera, notte in Italia (09 febbraio) arriva il New Hampshire.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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