Letters from #Ammerica: territorio, gerrymandering e i confini che raccontano storie

Un Palermitano in Ammerica, come migliaia di antenati, solo più privilegiato, senza passare da Ellis Island; un Siciliano al sud dell’Ammerica, dove Siciliani son passati in pochi; una lettera a settimana, su questo blog, cartoline (quasi) quotidiane, sui social network (qui, il progetto e perché “Ammerica”).

Scoprire mondi nuovi significa, prima di tutto, scoprire che cose che credevamo ovvie, ovvie non sono affatto, ma fan parte della storia di certi luoghi e non di altri. Prima di venire in Ammerica, e come me credo ogni Italiano o Europeo, credevo che esistesse un solo modo di organizzare il territorio, all’interno di uno stato, ovvero attraverso una gerarchica organizzazione di livelli governativi gli uni dentro gli altri. In Italia, qualunque punto del territorio, è parte di un comune, di una provincia (ora questo dovrebbe cambiare in associazioni di comuni e aree metropolitane), di una regione. Ovvero, esiste una legge dello stato che stabilisce la organizzazione di tutto il territorio nazionale. Non è diverso nei paesi europei che conosco, con poche eccezioni come Berlino e Amburgo, città che hanno conquistato nella storia il diritto ad essere allo stesso tempo città-stato, ovvero lander (gli “stati” del sistema federale tedesco).

Poi, sono arrivato in Ammerica. Basta ricercare su Google Maps il nome di una municipalità qualunque per rendersi conto, guardando i confini, che ci sia qualcosa di strano. In questo caso, particolarmente evidente, la cittadina di Madison, in Alabama.

Image and map: Google

Image and map: Google

Oppure cercare Chicago, accorgersi di quel vuoto a nord-ovest, vicino l’aeroporto e poi scoprire che sono le cittadine di Norridge e Harwood Heights – in quest’ultima il Contry Club occupa quasi un terzo del territorio!

Il fatto è che non esiste, in Ammerica, una legge che organizzi il territorio nazionale fino al livello dei comuni. Il paese è diviso in stati, e questi in contee. Ma i comuni sono entità indipendenti cui lo stato di riferimento può concedere, o ritirare, lo statuto. Ad esempio, la città di Memphis fu “incorporata” nel 1826. Nel 1878, dopo una epidemia di febbre gialla, andò in bancarotta e dovette cedere il proprio statuto – e scomparire come entità territoriale autonoma – per una ventina d’anni.

Ogni contea, insomma, contiene alcune municipalità e aree “non incorporate”, ovvero che rispondono esclusivamente alla contea. Le aree non incorporate possono essere annesse alle municipalità circostanti (questo spiega i pezzetti di Madison “attaccati” al territorio) o richiedere l’auto-incorporazione e divenire una municipalità. Può anche succedere il contrario, che aree precedentemente incorporate diventino indipendenti (e questo spiega alcuni “buchi” delle municipalità). Questo fa si che la classica area metropolitana sia un mix composto da una municipalità centrale, alcune municipalità di più recente incorporazione (molte di queste sono aree suburbane che decidono di divenire città), e altre terre che rispondono solo alla contea. Il punto è che le aree incorporate pagano tasse municipali e di contea, quelle non incorporate solo le tasse di contea – ma han bisogno degli stessi servizi.

Esistono storie incredibili, come quella di Vernon, California (resa celebre dalla città di Vinci nella seconda stagione di True Detective): una cittadina di pochi chilometri quadrati con 112 abitanti ma industrie con circa 100 mila lavoratori; una singola famiglia che controlla(va) tutto il potere economico che ne deriva(va); e storie di corruzione che han portato alla minaccia di disincorporazione e poi ad una mediazione per cui adesso la città paga alcuni servizi nei comuni in cui risiedono i suoi lavoratori.

Tutto questo è sempre in movimento. Da una parte, le città cercano sempre di annettere nuove aree per espandere la loro base retributiva (qui la storia delle annessioni di Memphis). Dall’altra, i cambiamenti di territorio possono rovesciare i rapporti di forza nei consigli comunali – ad esempio, annettendo suburbi predominantemente bianchi, le città del sud hanno spesso cercato di ribaltare le maggioranze nere che si concentrano nelle aree centrali.

Cambiamenti di questo genere avvengono anche alla scala dei distretti per il congresso. Esiste una parola specifica, “gerrymandering”, per definire l’alterazione dei distretti elettorali in favore di un partito. E’ ben noto come il gerrymandering permetta al partito repubblicano di mantenere un controllo quasi perenne sul congresso, ottenendo più parlamentari anche quando riceve meno voti dei democratici.

Insomma, anche nell’organizzazione territoriale, gli Stati Uniti sono un ottimo esempio di come il federalismo e la decentralizzazione, quando non sono affiancati da leggi rigorose che garantiscano equa distribuzione delle risorse e dei distretti elettorali, possano risultare nell’esatto opposto di quel che si crede comunemente, incrementando i disequilibri di potere e favorendo l’interesse dei pochi su quello dei più.

Ma, in compenso, da nessuna parte del mondo se non in Ammerica, i confini dei comuni raccontano tante storie!

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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