Letters from #Ammerica: sud profondo Mississippi

Un Palermitano in Ammerica, come migliaia di antenati, solo più privilegiato, senza passare da Ellis Island; un Siciliano al sud dell’Ammerica, dove Siciliani son passati in pochi; una lettera a settimana, su questo blog, cartoline (quasi) quotidiane, sui social network (qui, il progetto e perché “Ammerica”).

Se da Memphis si prende la Interstate 55 per New Orleans, in pochi minuti si arriva nello stato del Mississippi, che si estende per 600 kilometri fino al golfo del Messico. Lo scorso fine settimana, abbiamo attraversato il Mississippi due volte, per andare a, e tornare da, New Orleans. Al ritorno, abbiamo deciso di abbandonare l’Interstate 55, arrivare a Baton Rouge, capitale della Luisiana, e da lì risalire lungo le highways. Giunti a Natchez, seguendo il corso del fiume Mississippi, abbiamo tagliato verso Jackson, circa 100 miglia di highway nel cuore del sud dell’Ammerica.

map

100 miglia, 160 kilometri, di viaggio nel tempo, l’unico segnale dei tempi che corrono il design di gran parte delle auto. Per il resto, ho visto, sebbene rapidamente e in auto, un’America completamente differente da quella che conoscevo e quella che molti conoscono.

Parlo, ad esempio, della estrema povertà di certe comunità, che non è più acuta della povertà urbana in città come Memphis, Chicago, New Orleans o Los Angeles, ma è certamente differente nella relazione con lo spazio e la terra. Comunità che vivono in attesa del lavoro stagionale nei campi di grantoturco, “case mobili” a fianco della superstrada (e i surreali terreni dei rivenditori di camper e case mobili). Unica cosa in comune con la povertà urbana, la totale segregazione spaziale delle comunità bianche (tutte un po’ più agiate) e nere.

La religione sembra essere l’unico tessuto connettivo della società. Ho provato a tener conto del numero di chiese, di ogni sorta, ma ho perso il conto sull’ordine delle decine, mai più di un paio di chilometri tra l’una e l’altra in un percorso nel quale abbiamo incrociato appena un centro comunitario laico. E fa pensare alla relazione tra stato, società e sfera pubblica, che in una terra talmente povera gli unici luoghi pubblici siano quelli che le comunità devono pagarsi da sè, auto tassandosi.

Le torri d’acqua sono l’unico riferimento visivo nella vastità orizzontale.

Le foto che ho fatto non sono belle, tutte prese dal finestrino. Ma, spero, aiutano a tracciare la geografia di questi luoghi.

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, politics, photography and electronic music. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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