Brexit, geografia del voto e classe

Questa mappa è probabilmente la più visualizzata nel mondo, in questi giorni.

Dice una cosa molto semplice: il Regno Unito si è spaccato nel referendum su permanenza o abbandono dell’Europa. Scozia e Irlanda del Nord han votato per rimanere, Inghilterra e Galles per uscire.

Sulla base dello stesso sondaggio (di YouGov) che dava il Remain vincente (52 a 48), molti han puntato il dito su adulti e “anziani” che, secondo quel sondaggio, avrebbero votato per Leave, contro i giovani che han votato Remain. Peccato che quel sondaggio, che ha dimostrato di essere sbagliato (il risultato è stato esattamente opposto, 48 a 52), non aveva considerato l’affluenza. La gran parte dei giovani, si è poi scoperto, è rimasta a casa – in parte anche per problemi di registrazione al voto, sembra.

E allora, proviamo a guardare qualche altro dato, focalizzando sull’Inghilterra, che ha decisivamente votato per il Leave.

Fonte: blog Stats, Maps n Pix di Alasdair Rae. http://www.statsmapsnpix.com/2016/06/what-can-explain-brexit.html

Fonte: blog Stats, Maps n Pix di Alasdair Rae. http://www.statsmapsnpix.com/2016/06/what-can-explain-brexit.html

Questo grafico scatterplot mostra una relazione perfettamente lineare tra bassi livelli di istruzione (a sinistra) e voto per Leave (in alto) – e viceversa, alta istruzione e voto per Remain. Questo potrebbe spiegare, in parte, anche il voto per Remain dei giovani, che hanno livelli di istruzione più alti.

Colpa dell’ignoranza? In parte, certamente. Ma nel senso che senza “corpi intermedi” in grado di informare e organizzare le classi popolari (il ruolo che i partiti di sinistra hanno avuto fino agli anni ’80), è più facile che chi non ha l’istruzione adeguata per leggere “scatterplots”, regressioni e statistiche cada nella trappola di chi gli dice che la colpa di tutto sono gli immigrati.

Ma andiamo avanti.

Questa mappa mostra la distribuzione del reddito familiare medio. Se ci concentriamo sull’Inghilterra, è evidente come le zone che hanno votato Remain sono quelle con i redditi più alti, la maggior parte dei distretti londinesi, più qualche altra regione centrale delle aree metropolitane. Il nord dell’Inghilterra, la parte più povera del paese, ha votato quasi interamente per il Leave – Leeds è praticamente l’unica eccezione.

Quindi, possiamo raffinare la considerazione precedente. In assenza di corpi intermedi è più facile che chi non ha una adeguata istruzione si convinca che la colpa delle difficoltà economiche che affronta sia dovuta all’Europa e agli immigrati.

E veniamo all’ultima immagine di questo post.

UK 4

Fonte: LSE European Metromonitor. http://labs.lsecities.net/eumm/home/

Questo grafico riassume il modo in cui i paesi e le aree metropolitane europee hanno affrontato la crisi economica. Sull’asse orizzontale sta la crescita media (2008-2014) di ogni stato, sull’asse verticale la crescita media di ogni area metropolitana. Tutte le aree metropolitane di uno stato quindi si trovano impilate in verticale. In basso a sinistra sta la Grecia: tutte le città si sono impoverite dal 2008. In alto a destra stanno i paesi che sono cresciuti rapidamente, come la Polonia. Il Regno Unito, in rosa, è mediamente cresciuto poco meno dello 0,5% annuo (media tra la recessione 2008-2011 e crescita 2012-2014) ma le varie aree metropolitane hanno avuto performance molto differenti tra loro, con Londra che è cresciuta rapidamente e le aree metropolitane del nord e nord-est che, in media, non sono cresciute affatto.

Insomma, certe regioni, e certi gruppi sociali delll’Inghilterra, in difficoltà da decenni a causa della de-industrializzazione, hanno visto le loro condizioni economiche peggiorare drammaticamente a causa della crisi. La austerità, intanto, avrà forse aiutato il Regno Unito ad uscire dalla recessione, mentre tagliava servizi e protezioni in quelle aree che vedevano l’economia peggiorare drammaticamente. In questa situazione, non è difficile farsi convincere che la colpa sia degli immigrati e dell’Europa – mentre il Regno Unito ha sempre avuto grande autonomia sulle politiche economiche e l’austerità è una scelta politica interna.

Insomma, il voto sul referendum sembra essere guidato, più che da età o istruzione da un concetto antico ma sempre più attuale: le relazioni (sociali e spaziali) di classe. Non è un caso se la classe ritorni con questa potenza nel paese di Margaret Thatcher e del suo “there is no such thing as class”, la classe non esiste, mentre lanciava la lotta di classe dei ricchi contro i poveri. Il Regno Unito è anche il paese che ha teorizzato la “terza via” di una sinistra che smetteva di parlare di classe e diventava sempre più indistinguibile dalla destra.

Insomma, non sarà una nuova generazione europeista a salvare l’Europa. Sarà il coraggio, se lo avremo, di ritornare a parlare di classe e diseguaglianze.

 

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Informazioni su Simone Tulumello

Post-doc researcher in Planning and Geography at ULisboa, Institute of Social Sciences. Keen in cities, (Italian) politics, photography, electronic music, and food. Lover of cities, especially Palermo and Lisbon, in a complicated relationship with Memphis TN.
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