Letters from #Ammerica: sud profondo Mississippi

Un Palermitano in Ammerica, come migliaia di antenati, solo più privilegiato, senza passare da Ellis Island; un Siciliano al sud dell’Ammerica, dove Siciliani son passati in pochi; una lettera a settimana, su questo blog, cartoline (quasi) quotidiane, sui social network (qui, il progetto e perché “Ammerica”).

Se da Memphis si prende la Interstate 55 per New Orleans, in pochi minuti si arriva nello stato del Mississippi, che si estende per 600 kilometri fino al golfo del Messico. Lo scorso fine settimana, abbiamo attraversato il Mississippi due volte, per andare a, e tornare da, New Orleans. Al ritorno, abbiamo deciso di abbandonare l’Interstate 55, arrivare a Baton Rouge, capitale della Luisiana, e da lì risalire lungo le highways. Giunti a Natchez, seguendo il corso del fiume Mississippi, abbiamo tagliato verso Jackson, circa 100 miglia di highway nel cuore del sud dell’Ammerica.

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100 miglia, 160 kilometri, di viaggio nel tempo, l’unico segnale dei tempi che corrono il design di gran parte delle auto. Per il resto, ho visto, sebbene rapidamente e in auto, un’America completamente differente da quella che conoscevo e quella che molti conoscono. Continua a leggere

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Letters from #Ammerica: appunti da New York (parte 2)

Un Palermitano in Ammerica, come migliaia di antenati, solo più privilegiato, senza passare da Ellis Island; un Siciliano al sud dell’Ammerica, dove Siciliani son passati in pochi; una lettera a settimana, su questo blog, cartoline (quasi) quotidiane, sui social network (qui, il progetto e perché “Ammerica”).

La seconda parte – la prima sta qui – degli appunti da New York, una città troppo grande e complessa per poter essere “raccontata”. Continua a leggere

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Letters from #Ammerica: appunti da New York (parte 1)

Un Palermitano in Ammerica, come migliaia di antenati, solo più privilegiato, senza passare da Ellis Island; un Siciliano al sud dell’Ammerica, dove Siciliani son passati in pochi; una lettera a settimana, su questo blog, cartoline (quasi) quotidiane, sui social network (qui, il progetto e perché “Ammerica”).

Ci sono alcuni luoghi al mondo che una serie di coincidenze storiche, sociali e culturali ha reso dei poli dove alcune idee vengono prodotte e poi viaggiano quasi ovunque nel resto del mondo. Nel XX e XXI secolo (nel XXI almeno finora), alcuni di questi luoghi si trovano inevitabilmente nel cuore dell'”impero” ammericano, E se Los Angeles (ne ho parlato qui e qui) è uno dei luoghi di generazione delle idee fantastiche, New York è il luogo dove buona parte delle idee che guidano il modo in cui organizziamo la vita sociale ed economica si sono generate.

O, più precisamente, New York è il luogo in cui si sono generate alcune idee che sono alla base del modo in cui certi interessi pretendono di governare il mondo intero: è la città di Wall Street, per intenderci. Stando a New York, non è difficile credere che non esista altro al di fuori di New York – o perlomeno nulla che valga la pena di essere vissuto. Siamo abituati a pensare agli Ammericani rurali che non conoscono molto fuori dalle loro città: eppure ho incontrato gente che vive a New York e non conosce nulla degli Stati Uniti al di fuori da New York (ma magari conosce a menadito i Caraibi). New York è una città stato (grazie a Toti Di Dio per l’idea) con radici globali, insieme il più globale e più provinciale dei luoghi.

Sono tornato anche da New York con alcuni appunti frammentari, che non pretendono di costruire una visione unica, ma di raccontare alcuni pezzi. In questo post, la prima parte – qui la seconda. Continua a leggere

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Letters from #Ammerica. Obama’s farewell

Un Palermitano in Ammerica, come migliaia di antenati, solo più privilegiato, senza passare da Ellis Island; un Siciliano al sud dell’Ammerica, dove Siciliani son passati in pochi; una lettera a settimana, su questo blog, cartoline (quasi) quotidiane, sui social network (qui, il progetto e perché “Ammerica”).

Ricordo benissimo l’elezione di Obama nel 2008. Erano passati otto anni di George W Bush, durante i quali la guerra era ritornata ad essere una “normalità”, anche per noi. Quella che sarebbe diventata la più violenta crisi del capitalismo globale era appena cominciata e sembrava fosse giunta l’ora in cui riflettere a scala globale sul predominio di un capitalismo finanziario che tutti consideravano gravemente colpevole. Ricordo benissimo come questo giovane senatore sia stato capace di catalizzare le aspirazioni e i sogni di persone ben al di là dell’Ammerica. La sua calvalcata trionfale, contro il conservativismo di Hillary Clinton, fu un gioiello nella storia della democrazia occidentale: per la organizzazione della campagna, per il modo in cui fu capace di catalizzare il consenso di persone da troppo tempo fuori dai giochi politici.

L’entusiasmo globale fu tale che Obama vinse il premio Nobel per la pace nel 2009, un Nobel dato interamente sulla fiducia delle promesse elettorali, la fine della guerra, la chiusura di Guantanamo. Sembrava l’inizio di una nuova era.

Ricorderemo Obama come uno dei politici più affascinanti e intelligenti della storia, nessun dubbio. Nel suo ultimo discorso per i corrispondenti dalla Casa Bianca, Obama ha confermato di essere ironico, incisivo, coinvolgente. E, proprio per questo, proprio per quello che avrebbe potuto e non ha voluto (o non è stato capace di) fare, lo ricorderemo come una delle più grosse delusioni della storia recente. Continua a leggere

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Letters from #Ammerica. Baltimora e la rabbia cieca dell’America

Un Palermitano in Ammerica, come migliaia di antenati, solo più privilegiato, senza passare da Ellis Island; un Siciliano al sud dell’Ammerica, dove Siciliani son passati in pochi; una lettera a settimana, su questo blog, cartoline (quasi) quotidiane, sui social network (qui, il progetto e perché “Ammerica”).

Siamo arrivati a Baltimora il 19 aprile, primo anniversario del giorno in cui un gruppo di agenti di polizia uccise a sangue freddo Freddy Gray, ragazzo nero venticinquenne. Siamo arrivati a Baltimora nei giorni in cui, oltre a commemorare la morte del ragazzo, si ricordavano le proteste e gli scontri che seguirono. Nel mese di aprile 2015, Baltimora si riscoprì una città fratturata in due, una città nella quale un ventennio di crescita economica e culturale non ha in alcuna maniera intaccato le diseguaglianze tra la maggioranza nera e la minoranza bianca. Continua a leggere

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Letters from #Ammerica: di cibo, integrazione e Italo-Americani

Un Palermitano in Ammerica, come migliaia di antenati, solo più privilegiato, senza passare da Ellis Island; un Siciliano al sud dell’Ammerica, dove Siciliani son passati in pochi; una lettera a settimana, su questo blog, cartoline (quasi) quotidiane, sui social network (qui, il progetto e perché “Ammerica”).

Chi mi conosce pensa che io sia un talebano della cucina italiana. In realtà credo di essere soprattutto un talebano dell’Italiano. La lingua. Per capirci, anche a me piace, ogni tanto, mangiare un piatto di pasta con panna, bacon (bacon, proprio bacon) e parmigiano (e magari pure uova e salsiccia): ma non la chiamerei mai “carbonara”. Le ambiguità linguistiche esistono e sono a volte anche utili (quanti “no” significano “si”?), ma non per definire robe così diverse come bacon e guanciale, parmigiano e pecorino, panna e acqua di pasta: e non aiuta a nulla usare la stessa parola per definire le combinazioni delle une e delle altre.

Ma che c’entra questo con l’Ammerica e l’integrazione?

C’entra, c’entra. E lasciatemi partire da Los Angeles e San Francisco dove, in pochi giorni, ho mangiato tra i migliori cibi thai, vietnamita, coreano e cinese della mia vita. Continua a leggere

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Letters from #Ammerica: appunti da Los Angeles (parte 2)

Un Palermitano in Ammerica, come migliaia di antenati, solo più privilegiato, senza passare da Ellis Island; un Siciliano al sud dell’Ammerica, dove Siciliani son passati in pochi; una lettera a settimana, su questo blog, cartoline (quasi) quotidiane, sui social network (qui, il progetto e perché “Ammerica”).

Proseguo e concludo la raccolta di appunti, frammentari, da Los Angeles, iniziata la settimana scorsa. Continua a leggere

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